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ENTRIAMO in quel CUORE
Ciao a tutti !
Nonostante il precedente post sia stato volutamente lasciato più a lungo in prima pagina, avete potuto constatare che non sono stati molti i contributi ricevuti. Sarà dovuto ancora alla difficoltà di collegarsi e di inviare il proprio commento, oppure al fatto che - nonostante si concludesse con due interrogativi - la mia richiesta finale non fosse chiara? Difficile saperlo. Di sicuro posso dirvi però che di Evviva Maria ne aspettavo di più! È vero, l’invito era a “gridarlo in tanti”. Mi auguro allora che almeno ce ne siano stati - e tanti! -, gridati o pronunciati nel silenzio del cuore, anche se non sono stati scritti.
Intanto da Maria, anche se è terminato il mese a lei dedicato, non vogliamo allontanarci. Approfittando del fatto che la liturgia ci fa celebrare sabato 16 giugno la memoria del suo Cuore Immacolato, vorrei lanciare un altro invito:
ENTRIAMO IN QUEL CUORE!
È aperto, spalancato, sempre disponibile verso tutti e ciascuno.
Maria,
Gustiamone il calore. Entriamo in quel Cuore! È il passaggio sicuro per entrare più facilmente nel cuore di Dio.
Cosa scrivere e condividere? Ciò che si avverte sapendosi e sentendosi dentro quel Cuore. Grazie!
don
EVVIVA MARIA !
Ciao a tutti
Evviva!
E’ l’esplosione della voce che fà spazio al cuore - soprattutto quelli più semplici - e dice la gioia che in essi viene suscitata anche da delicati sentimenti o da piccole e semplici circostanze; e non solo nelle grandi occasioni.
In questi giorni del mese di maggio può capitare di sentire questa parola unita al nome di Maria e a lei rivolta nei vari momenti in cui la gente, specialmente nelle espressioni della religiosità popolare, si ritrova in preghiera davanti a qualche icona a lei dedicata, oppure mette insieme nel canto di lode e di gratitudine la propria riconoscenza ed amore nei confronti di colei che è per noi Modello, Maestra e Madre.
Quando il “grazie” può apparire difficile da pronunciarsi, quando le parole mancano o non se ne conoscono in maniera appropriata, quando guardandosi furtivamente intorno non ci si lascia condizionare; ma soprattutto quando la semplicità riesce a farla franca sul muto giudizio degli astanti o non si lascia influenzare da condizionamenti causati dalla timidezza, dalla riservatezza e dalla vergogna e l’emotività – che (perché no) potrebbe anche essere semplice passione del cuore - prende il sopravvento sulla razionalità ... il grido si fa incontenibile. Soprattutto tra la folla. Basta che uno lo lanci, che il popolo lo ripete con lo stesso entusiasmo e con tono ancora più alto. E spesso diventa espressione di amore.
Quante volte, in occasione di pellegrinaggi, visita a santuari mariani, processioni o semplici feste di contrada abbiamo assistito a scene commoventi che si concludevano o nascevano dal semplice grido: Evviva Maria !
Ho l’impressione che oggi questo grido si sia fatto più raro… È vero, la “fede mariana” ha bisogno di altro. Ma se il cuore lo detta, perché contenerlo? Ma, forse, sarà meglio essere più chiari: perché vergognarsi?
Evviva Maria ! Gridiamolo in tanti.
don
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GRAZIE MAMMA !

Ciao a tutti.
A giudicare dalla scarsa presenza di interventi anche nel corso di questa settimana, la difficoltà di entrare nel blog con il commento personale dopo aver letto il post forse rimane. Quel che conta e che ci fa’ piacere, tuttavia, è che continuiamo a registrare un buon numero di visitatori nel corso della settimana, il che ci fa’ sperare che ci seguite con attenzione. Uno solo, comunque, è il commento ricevuto sull’ultimo post, quello che …..
Uno, ma possiamo considerarlo di tutti, visto che il suo contenuto era essenziale, stringato e sostanzioso. Non sappiamo chi sia stato il fortunato che è riuscito a spedirlo. Visto che il messaggio non porta nome, tutti abbiamo la possibilità di farlo nostro, indirizzandolo alla Mamma delle Mamme,
don
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CUORE APERTO a MARIA

Sembra proprio che il mese di Maggio non sia più il mese dei fiori e della bella stagione. I primi - sia pure provenienti da coltivazioni artificiali o da paesi lontani- li abbiamo tutto l’anno, e non colpisce molto se sul cortile di casa siano sbocciate nuove rose che agli occhi dei più passano inosservate. Con le stagioni che corrono Maggio sembra sia diventato il mese della pioggia e, a giudicare dalla neve sulle cime delle nostre montagne, quest’anno si è presentato anche come coda di un inverno addormentato che non si è fatto vedere.
Per i credenti, soprattutto cattolici, Maggio rimane sempre e comunque il mese di Maria e, per fortuna per tutti, anche il mese che ci offre la festa della Mamma, che, se spogliato dell’aspetto prettamente commerciale e consumistico, potrà risultare ottima occasione per un bacio in più a chi tanto lo merita e, purtroppo, non sempre viene giustamente considerata.
Nel nostro piccolo abbiamo pensato bene di valorizzare questo Mese per invitare non soltanto a riflettere su Maria che è
Per questo abbiamo lanciato una iniziativa che tutto sommato è una preziosa opportunità che può far bene a tanti. Proprio all’inizio del nostro sito, cliccando nel link intitolato DEDICATO AL MESE MARIANO, potete scrivere una vostra preghiera che, se nasce dal cuore, varrà molto di più di tanti fiori messi insieme, perché proveniente dal giardino più bello: il giardino dove abita e cresce l’amore.
Attendiamo preghiere, anche accompagnate da qualche santino. Inviatele all’indirizzo di posta elettronica mail@prega.it o, per quelli che incontriamo periodicamente, consegnatele a mano.
Per andare direttamente allo spazio dedicato a Maria, potete anche cliccare direttamente quì: http://www.prega.it/mesemariano.htm
don
PAPA BENEDETTO vogliamo dirti GRAZIE

Da più parti, e sempre più frequentemente, ci giunge la segnalazione della difficoltà ad inserire commenti nel nostro blog; a volte bisogna provare e riprovare tante volte e si finisce per scoraggiarsi e abbandonare l’impresa; naturalmente con tanto dispiacere perché il commento che era venuto quasi spontaneo alla lettura del tema proposto nel frattempo è andato perduto. Abbiamo anche consigliato per ovviare a ciò di scrivere e salvare a parte il commento e poi incollarlo con il copia incolla nello spazio previsto; ma anche in questo caso non sempre risulta facile farlo partire. Avrete notato invece con quanta facilità - e mi auguro che lo abbiano fatto in tanti - sia stato possibile inviare gli auguri al Papa servendosi del link che avete trovato sotto il nostro ultimo post. È anche un po’ per questo che lo abbiamo lasciato per un tempo doppio del solito (due settimane), perché chi volesse potesse approfittarne. A seguito delle vostre segnalazioni, ma anche della propria esperienza personale, Pietro si è messo alla ricerca di una soluzione – sembra averla trovata e la sta verificando - per rendere più spedita, senza che nessuno si scoraggi, la comunicazione tra di noi. Ma intanto la circostanza mi è stata propizia per soffermarmi ancora su un suggerimento che ci tenga in contatto con il nostro Sommo Pontefice. Questa volta vogliamo ringraziarlo, e di ragioni ce ne sono tante. Lo facciamo per due in particolare: perché non si stanca di annunciare con coraggio il vangelo e richiamare i valori fondamentali della vita e dell’uomo, stimolando i cristiani alla coerenza e alla testimonianza, e per il bel dono del suo libro su Gesù di Nazaret che potrà risultare un ottimo contributo non semplicemente per uno studio ma ancor più per un incontro con il Dio fatto uomo - questo il dichiarato intento del Papa che non vuole imporre il proprio pensiero né proporlo con autorità ministeriale. Ascoltiamo il suo umile proporsi in un passaggio tratto dalla introduzione: “Non ho di sicuro bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del ‘volto del Signore’ (cfr. Sal 27,8). Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell’anticipo di simpatia senza il quale non c’è alcuna comprensione” (Introduz. Pag 20). Chissà che proprio questa lettura non ci aiuti a intraprendere un approfondimento personale -come lui ha fatto- delle fonti bibliche a nostra disposizione? Intanto facciamogli giungere il nostro grazie. Attraverso la preghiera per lui e accompagnandolo nel suo prossimo viaggio in Brasile, ma anche scrivendogli servendoci dello stesso link usato per inviargli gli auguri per i suoi 80 anni. don
CLICK sul link che segue per far pervenire il vostro augurio direttamente al santo padre(sito vaticano): http://isidoro.vatican.va/auguri/auguri.php?lingua=it
AUGURI al PAPA
Trovandoci in tema di auguri - e
L’idea mi è stata suggerita dal fatto che, a causa dei numerosi impegni di questi giorni, sto scrivendo il post in ritardo e proprio il 16 aprile 2007, giorno del suo ottantesimo compleanno. Per fare un augurio non occorrono tante parole. Per sé basterebbe un ricordo, una parola, oppure semplicemente un sorriso da mettere accanto al suo, sempre -da quando è Papa- generoso e cordiale, pronto a nascondere la sua caratteriale riservatezza e forse anche naturale timidezza. Elementi questi che ci invitano ad essergli ancora più vicini e ci spingono a volergli ancora più bene. Soprattutto in questo tempo in cui c’è chi è pronto a dire e manifestare il contrario, non risparmiandogli incomprensioni, e neppure insulti e pubbliche accuse. Ma a parte queste ultime, che non scalfiscono minimamente il suo volto di umile servitore e fedele annunciatore della verità, Papa Benedetto XVI ha un compito non facile all’inizio di questo nuovo millennio, sulla linea di quanto già tracciato dal suo amato predecessore. Infatti, a un mondo che sembra volerne fare sempre più a meno ha il compito primario e fondamentale di dire Dio, la sua verità, la sua volontà, il suo amore. Quest’ultimo soprattutto sembra risultare il più necessario. E lui, che lo ha preso veramente a cuore, da grande maestro e teologo sta cercando di dirlo il più possibile con parole chiare e precise, ma nello stesso tempo semplici, comprensibili a tutti, quasi un continuo rifornimento di calore ed entusiasmo perché quell’amore possa diventare immediatamente esperienza per tutti. È per questo che non possiamo non esprimergli la nostra gratitudine mentre proviamo a scrivere una parola di augurio. Di auguri in questa occasione certamente ne avrà ricevuti tantissimi. Ma quei tantissimi non sono i nostri. E noi vogliamo essere in quell’elenco. Forza, allora. A voi scrivere l’augurio più bello, accompagnato dalla preghiera perché il Signore lo sostenga, naturalmente!
don CLICK sul link che segue per un nostro contributo audio-video di auguri al santo padre: http://www.prega.it/auguri_santo_padre.wmv CLICK sul link che segue per far pervenire il vostro augurio direttamente al santo padre(sito vaticano): http://isidoro.vatican.va/auguri/auguri.php?lingua=it
AUGURI.BUONA PASQUA. OGGI e SEMPRE

Quando la maggior parte di voi leggerà questo post,
In effetti gli auguri potranno anche non servire, ma la provocazione ha tutta l’aria di rimanere, visto che è stata semplicemente voluta.
Provocazione a cosa? Anzitutto a fare Pasqua. Ossia a fare quel passaggio interiore dentro una intimità più profonda con Gesù che ha il potere di riempire il cuore, ma soprattutto di dare senso pieno alla nostra esistenza. Parlo di quella cristiana, naturalmente, per il semplice fatto che i cristiani lo sanno, ma sanno anche che Gesù dà senso e sapore alla vita anche di chi non lo sa o non crede, e per questo chi lo sa dovrebbe adoperarsi a trasmetterne notizia. Con la vita e con i fatti, prima ancora che con le parole. È esattamente a questo che mirava anche la richiesta nel post precedente di indicazioni per portare a concretezza lo sprint verso
Delle indicazioni sono arrivate, precise ed interessanti, basta rileggerle nei commenti in coda al post precedente. Non so però se tutti siano riusciti a meditare i due testi evangelici proposti che parlano di “preparativi” che sono sempre buoni, sempre attuali, perché la celebrazione della Pasqua non si esaurisce in un solo e preciso giorno del calendario.
Per questo voglio rinnovarli e arricchirli con questo piccolo contributo:
“ È vivo. Non è qui!”
(Lc 24,5-6)
La notte insonne
trascorsa a preparar gli aromi;
i primi albori del nuovo giorno
le trovano già in viaggio
le donne pronte a completar la sepoltura.
La tomba è aperta,
ma lui non c’è.
In due si presentano in vesti sfolgoranti:
“Non lo cercate qui…
cercate nei ricordi perché lo aveva detto:
il terzo giorno risorgerò”.
Non si cerca tra i morti
chi la morte ha sconfitto con la vita
donata soltanto per amore.
Così la vita è piena.
Ed è per tutti.
d. Alberto
Con la PASQUA nel CUORE
Venerdì 30 - Giovedì 5 aprile.
Una settimana, quella che stiamo vivendo, tutta orientata verso
Mi piacerebbe avere da voi un contributo di riflessioni, magari con indicazioni pratiche, su cosa possa significare lo sprint “religioso” nei giorni vicini alla Pasqua.
Per offrire una pista vi invito a rileggere ciò che dice il vangelo a proposito dei giorni che hanno preceduto
Li affido alla vostra riflessione permettendomi di ricordare - e non è da sottovalutare - che non solo i discepoli, anche su indicazione di Gesù, preparano
Chiediamoci anche noi: dove e, soprattutto, come Gesù vuole che noi prepariamo
Attendo suggerimenti e intanto faccio a tutti tantissimi auguri perché sia davvero una buona e santa Pasqua con Gesù.
don
QUARESIMA FRUTTUOSA

pochi ma sostanziosi contributi offerti a commento
del post precedente, spingono a soffermarci sul
bisogno, ma potremmo tranquillamente dire sul
dovere di renderla fruttuosa. Una contemplazione
che non diventi azione, esterna o anche
semplicemente interiore che comporti la
conversione del cuore, dev’essere considerata
sterile e in certo senso anche inutile.
Il tentativo di tutti mi sembra sia stato quello
di “portare a concretezza” il mistero contemplato.
Senza questo lavoro l’eucaristia non avrebbe
raggiunto lo scopo per il quale Gesù prima di
morire ci ha fatto questo dono. Per questo
voglio riprendere l’augurio di Rosaria, precisa
nell’invitare a fare sì che “il digiuno quaresimale
sia innanzitutto 'rifiuto' dell'odio, della violenza,
del rancore e della falsità”; il suggerimento di
Anna per la quale l’Amen detto davanti
all’Eucaristia che il sacerdote presenta come
cibo dev’essere visto come “impegno a vivere
nell'amore fraterno, costi quel che costi”; il
proposito di Roberta la quale, vincendo il
sonno e l’indifferenza, manifesta la sua decisione
di “alzarsi e tornare al Padre per rimanere tra le
sue braccia a contemplare il suo amore”; lo
stupore di Pietro davanti ai ricordi dell’infanzia,
che però si trasforma presto nell’impegno “di
tramutare negli atti concreti e coerenti degli adulti,
la gioia incontenibile dell’essere amati oltre ogni
limite”.
È una sintesi stringata, ma potrà risultare utile per
non sciupare i giorni che rimangono. Tutti d’accordo?
Di sicuro lo sarà Gigi il quale, pur essendosi già
pronunciato in anticipo dicendo: “Sono d'accordo.
In Cristo che muore e risorge tutto si deve
contemplare”, aggiunge: “La sua vita data per noi
ci deve spingere continuamente a dare la nostra a lui”.
È tutto, ma di sicuro anche lui troverà ancora
qualcosa da dire e soprattutto da fare. don
DI CONTEMPLAZIONE IN CONTEMPLAZIONE

Procedendo al passo con il cammino della Chiesa, mi viene da sottolineare il fatto che, in questo tempo quaresimale, siamo invitati a passare di contemplazione in contemplazione.
Abbiamo appena cominciato -su invito del Pontefice nel suo messaggio per
Uso la parola “contemplare”, anche se non esplicitamente menzionata, perché questo mi sembra possa essere l’atteggiamento giusto da assumere durante la lettura, personale o comunitaria, del testo offertoci dal Papa nella recente lettera sull’Eucaristia, intitolata “Sacramentum Caritatis”. Qui la parola contemplazione viene suggerita, oltre che dall’argomento stesso, quello dell’Eucaristia -che di per sé è un sacramento tutto da gustare-, da una parola ricorrente nel titolo dei tre capitoli nei quali la lettera del Papa è suddivisa. La parola in questione è, appunto, la parola “mistero”; e i tre capitoli presentano l’Eucaristia come “mistero da credere”, “mistero da celebrare” e “mistero da vivere”.
C’è da sottolineare, però, che la parola contemplazione non va intesa come un semplice sostare passivi -come può succedere talvolta davanti a un bel tramonto oppure a un’opera d’arte- ma piuttosto come un lavorare attivamente con la mente e con il cuore per fare spazio interiore all’oggetto che si contempla e lasciarselo scendere nella pelle e “nel sangue” fino a renderlo capace di mettere energia nuova nella nostre vene per impegnare la vita in azioni di amore concreto.
Del resto, che quaresima sarebbe quella di chi si limita ad un digiuno semplice espressione di inoperosità, inerzia e oziosità, quando addirittura non ci si lascia condurre da ben altre finalità?
Il digiuno quaresimale -per limitarci ad esso- dev’essere un digiuno “fruttuoso” che ha il potere di trasformare in amore anche l’atto di non assumere cibo, come qualsiasi altra rinuncia.
Se così stanno le cose, la conclusione è presto tratta: contemplare sì, ma per andare oltre. Davanti al Crocifisso come pure davanti all’Eucaristia.
Dove può e deve portare la scelta di una simile contemplazione?
don
Clicca qui' di seguito per l'esortazione: Sacramentum Caritatis.
CONTEMPLARE il CROCIFISSO
Il ritiro mi ha fatto davvero bene. È stato breve, solo tre giorni, ma sono stati ricchi e intensi. Grazie a tutti per la preghiera con la quale mi avete accompagnato. Ho sentito la vostra e l’ho fatta per voi. Del resto se in questo tempo non ci si dedica un po’ di più alla preghiera, si finisce per farlo passare invano.
Il Papa Benedetto XVI nel suo messaggio per
“
Imparare a sostare. Non è cosa facile per il mondo di oggi, preso da attività frenetiche e da impegni che portano continuamente a gareggiare con il tempo. Eppure, mai come oggi, forse, sostare è necessario. Vorrei quasi dire indispensabile, per non farsi schiacciare dal tran tran della vita o dalla corsa dell’orologio. Sostare è respiro dell’anima e salute del corpo. È permettere alla vita di ossigenarsi e di rigenerare la speranza che il quotidiano consuma. Ma dove sostare? Nella confusione del mondo e nell’inquinamento dei sentimenti, tra l’affollamento delle piazze e il via vai nelle strade persino nelle case, tra le preoccupazioni e l’occupazione della TV sostare sembra cosa impossibile. C’è un posto in cui non c’è affollamento e si può sostare tranquilli: il Calvario. Ma che cosa si può andare a fare sul Calvario?
Il Papa invita ad andare a guardare
Eros e agape sul Calvario sono ottimamente rappresentate. In una sola persona: Cristo Crocifisso. Chi ha sostato davanti a lui e lo ha contemplato con apertura di cuore ne è rimasto affascinato.
Ma cosa può dire di straordinario un crocifisso che muore perdonando e dal costato squarciato dona un po’ di sangue e qualche goccia d’acqua per dire tutto quello che gli era rimasto?
Prima prova a sostare e contemplarlo, poi rispondi e …racconta.
don
Per chi volesse leggere per intero il messaggio del papa può farlo al seguente link :
LA QUARESIMA è GIOIA
Ciao a tutti.
Capisco che l’itinerario vocazionale è terminato e sul suo contenuto e, ancor più, sulle testimonianze offerte, forse si dovrà soltanto riflettere e tacere. Dio, infatti, aspetta la risposta dal profondo del cuore di ognuno. Anche perché l’alternativa, che sarebbe quella di “raccontarsi”, aprirebbe a interventi lunghi. Il tempo che stiamo vivendo poi, è già di per se stesso impegnativo: io stesso non ho resistito e mi sono lasciato prendere dalle riflessioni quaresimali per cui ho preferito offrirvi questo post-anticipato, senza aspettare venerdì (giorno in cui, di solito lo inserisco), nella speranza che possa aiutare qualcuno non solo a riflettere, ma anche a condividere.
Il tempo dedicato all’itinerario vocazionale è terminato, ma il periodo liturgico, la Quaresima appena iniziata, ci offre l’occasione per una riflessione non meno impegnativa. don
Chi la vede come semplice tempo penitenziale o, ancora peggio, come “divoratrice della gioia del carnevale”, non ha compreso nulla del significato della Quaresima.
La Quaresima è tempo di grazia: è dono e grazia in se stessa, e, se grazia, non può non essere gioia. Gioia, anzitutto, di sapere che c’è un dono, un dono grande e nuovo, messo a nostra disposizione; un dono lungo che dura ben 40 giorni e ci porta direttamente a contatto con l’avvenimento più straordinario della fede cristiana, l’evento più importante della storia: la morte e risurrezione di Gesù. È l’incontro con l’amore infinito che Dio ha detto dalla croce, con Gesù risorto, il vivente che ha rivoluzionato la storia.
C’è un salmo che dice: “Quale gioia quando mi dissero: andiamo alla casa del Signore, e ora i miei passi si fermano alle tue porte, Gerusalemme” ( ). Se la sola notizia, di muovere i passi verso il tempio, il solo pensiero di dover andare a Gerusalemme poteva mettere tanta gioia nel cuore del pio israelita, cosa non potrà succedere nel nostro cuore al solo pensiero di stare muovendo i nostri passi verso la Pasqua, che è l’esplosione della vita, la presenza viva e l’incontro con Gesù risorto?
Ecco perché la Quaresima dev’essere vista, accolta e vissuta con gioia; una gioia che si fa ancora più piena nella misura in cui acquistiamo coscienza che Gesù è già vivo e presente nella nostra vita e ci accompagna passo passo con la potenza del suo Spirito. Una gioia che siamo chiamati ad assaporare man mano che ci avviciniamo a lui che vuole rimanere in noi.
Che ne pensate?
.
L' OASI VOCAZIONE per VOI ?
Introduzione alle esperienze
La scorsa settimana abbiamo ascoltato, e pregato attraverso alcune esperienze, la vita di chi ha risposto alla chiamata Oasi. Oggi vogliamo ascoltarne altre. Il nostro intento rimane quello della condivisione nella fedeltà al Signore che ci chiede di non tenere per noi i suoi doni. Se l’Oasi è un dono -e il suo riconoscimento ufficiale dice che si tratta di un dono fatto alla Chiesa- non possiamo tenerlo per noi. per quanto possiamo essere poveri nel corrispondervi, l’esperienza dei servi di Cana ai quali ci rifacciamo continuamente ci invita e continuamente ci stimola ad essere generosi. A noi tocca ‘mettere l’acqua’ delle nostre esperienze e della nostra vita, al resto penserà Lui.
La domanda che da qualcuno ho ascoltato in questi giorni è: "Come faccio a capire se Dio mi chiama e dove?". Le testimonianze possono essere un contributo che ci dice come altri lo hanno capito. Ma la cosa più importante da fare è metterci in ascolto di Lui che ci parla, con il desiderio e la prontezza a fare quello che Lui ci chiederà. Ricordiamo -e l’esperienza dei santi ce lo insegna- che Dio può parlarci anche attraverso la voce e la vita di altri nostri e fratelli che prima di noi hanno fatto le loro scelte. Ricordiamo la domanda che ha rivoluzionato la vita di S. Agostino: "Si iste et ille, cur non ego?". Guardando la storia di alcuni santi si è chiesto: "Se questo ci è riuscito e quell’altro pure, perché io no?". Gli è bastato per cambiare radicalmente la vita e trovare la sua vocazione e il suo posto nella Chiesa.
Ecco allora qualche altra esperienza per nutrire la nostra preghiera e il nostro colloquio col Signore che stiamo adorando. Se Lui vuole farci il dono di una chiamata particolare, e forse già da tempo e in tante maniere sta tentando di farcelo capire, non induriamo il cuore. Si tratta di una chiamata ad incarnare l’amore che da senso alla vita: non lasciamoci vincere in generosità.
Con questo incontro(è l’ultimo del mese di febbraio) la nostra proposta è terminata. Vi abbiamo raccontato come e perché l’Oasi è una vocazione per noi e come vi siamo giunti. Ora vorremmo che in tanti la sentiste e la consideraste come possibile vocazione anche per voi.
Vi aspetto
don Alberto
(Nel corso della preghiera sono state offerte quattro testimonianze da parte dei membri della Comunità, seguite da alcuni interventi di preghiera spontanea)
PER LEGGERE LE TESTIMONIANZE, CLICCA SUI LINK:
http://www.prega.it/cristinaedino.htm
http://www.prega.it/marialuisa.htm
L' OASI VOCAZIONE per noi.
Introduzione alle esperienze
Abbiamo fatto la proposta, ma non abbiamo finito il discorso. Per farlo ci sarebbero ancora tantissime cose da dire. Desiderando rimanere nel tempo dei due mesi, ci siamo limitati all’essenziale, ma bisogna precisare che esso è proprio.. ino, ino. Perché anche sull’essenziale siamo stati lacunosi. Abbiamo scelto di far parlare la vita; ed è ad essa che intendiamo dare più spazio, soprattutto alla vita dei membri, alle loro testimonianze.
Mi auguro che quel che manca, ad esempio il primato della spiritualità, la giustificazione del nome Betania - anche se questo può essere facilmente comprensibile -, il significato della presenza di Maria, l’equilibrio tra materiale e spirituale, che per noi vuol dire tra Marta e Maria e, ci sarebbe da aggiungere, il perché della presenza di Lazzaro e come ci siamo arrivati. E a ancora, ultimo ma non meno importante, la ricerca costante del… di più.
Molto tempo meriterebbe proprio la puntualizzazione di questo di più. Ma se anche spiegassimo questo, mancherebbe comunque sempre qualcosa: il significato delle parole radicalità, sponsalità, accoglienza; l’importanza di Cana, il significato dei voti … E poi non vi avremmo parlato dell’itinerario "Con Maria, per Gesù, al Padre, nello Spirito", che racchiude e dà senso a tutto il nostro cammino; e soprattutto non vi avremmo parlato dei nostre fatiche e dei nostri difetti.
Come farvi capire che il sorriso che a volte leggete sui nostri volti, o che qualche "no" -che pure ci tocca dire- non dipende dalla nostra volontà ma dai nostri limiti? Come raccontarvi i vari passaggi fatti, a volte tra tantissimi dubbi, i vari tentativi e le numerose esperienze, i primi timidi passi, la preghiera nella notte, il granaio del povero, l’impegno per la vita, l’accoglienza di alcune persone -anche stranieri- nelle nostre case? Le visite ad altre esperienze - e non solo monastiche - per renderci conto e imparare; ma soprattutto per cercare la volontà del Signore per noi? Per individuare la nostra chiamata?
Senza tutto ciò, sappiamo -e ne abbiamo timore (davanti a Dio prima e più che davanti a voi) - che potremmo far nascere in voi una qualche illusione. Ci direte che anche i primi cristiani - e ci piacciono tanto - sono stati considerati degli illusi mentre cercavano di offrire e nutrire speranze; e così la Chiesa nel corso dei secoli.
Quella Chiesa che amiamo tanto, al punto da legarci ad essa con voto -quello della diocesanità (e vi invito ad approfondirne il significato) - in obbedienza a colui che, per quanto possa essere limitato, distante e se volete anche istintivo, con i suoi pregi e difetti umani, è per noi la guida posta dallo Spirito alla Chiesa incarnata in questo territorio, l’immagine storica della Trinità che dà a Gesù oggi la concretezza e il volto visibile.
Soprattutto dovremmo parlarvi della Pasqua, della Pentecoste, ossia della presenza e dell’azione dello Spirito Santo, che opera oggi come sempre. Ognuno di noi dovrebbe mettersi qui a raccontarvi la sua pentecoste, perché nella fede sappiamo che questa -quella di ciascuno- essendo risposta a una vocazione- è una storia con Dio. È quanto vi invito a cercare nelle testimonianze che fa poco ascolteremo. Diamo, allora, alle parole di alcuni nostri fratelli e sorelle -forse anche un po’ emozionati - quella concretezza che meritano e raccogliamo la loro storia e la loro fatica, il loro pianto e la loro sempre nuova speranza che li fa andare avanti, in un impegno concreto che ha come unico obiettivo quello di dare gloria al Padre celeste. A Lui ci siamo consegnati liberamente perché faccia di noi tutto quello che vuole.
Tutto questo perché siamo convinti che alla base c’è una chiamata, e per noi anche un impegno preso con Maria nelle cui mani ci siamo affidati. L’impegno è fare quello che Gesù ci dirà.
Per il resto, abbiamo una sola certezza e un’unica volontà. La volontà è quella di ‘scomparire’ dicendo: "Siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che dovevamo fare". La certezza è che la ricompensa ci verrà da Lui. Se poi vogliamo dirla tutta: confidiamo nel centuplo che Egli ha promesso. E siamo sicuri che ce lo darà.
(Nel corso della preghiera sono state offerte quattro testimonianze da parte dei membri della Comunità, seguite da alcuni interventi di preghiera spontanea)
PER LEGGERLE CLICCA sui rispettivi LINK:
OASI consacrazione con voti

Per la via della concretezza, stiamo esaminando, ma nello stesso tempo stiamo facendo la proposta Oasi. Abbiamo detto che l’Oasi è una vocazione e che lo specifico della sua vocazione è l’amore. Aggiungiamo che si tratta di una vocazione di amore incarnato secondo una ispirazione carismatica che -oltre a proporre ed accompagnare un cammino di santità per i singoli membri- impegna al servizio dell’uomo nella sua globalità, per favorire la realizzazione di un equilibrio tra la duplice dimensione materiale e spirituale, con predilezione per quest’ultima che spesso risulta la più trascurata, visto che per quella materiale ci sono già molti che si interessano.
"Coscienti di rispondere a una chiamata - è scritto nel nostro regolamento - sappiamo di non essere stati noi a scegliere lui ma lui ha scelto noi e ci ha rigenerati in Cristo con amore gratuito, consacrandoci al suo culto e alla sua gloria..".
Si tratta di una consacrazione che noi, con la grazia dello Spirito santo, abbiamo accolto e alla quale cerchiamo di corrispondere giorno dopo giorno con un sì che desidera farsi sempre più pieno e per questo ci impegniamo, rinnovandoli ogni anno, con voti specifici secondo lo stato di vita di ciascuno, sposati e non, laici e preti, riconoscendo in essa una modalità singolare per quella radicalità evangelica alla quale Gesù stesso ci chiama.
Non si tratta di una consacrazione sganciata da quella battesimale, ma di una che, facendo leva proprio su di essa, ci stimolerà a vivere più intensamente gli impegni battesimali aiutandoci a portarli a un livello che ci avvicini sempre di più alla perfezione richiesta dal vangelo, al quale desideriamo ispirare tutta la nostra vita. Proprio per questo, in uno slancio di generosità con intento di radicalità, aggiungiamo alla consacrazione l’impegno dei voti.
Che si sia sposati o no, tutti ai tre voti classici di obbedienza, povertà e castità aggiungiamo un quarto voto che ci lega alla diocesi nella quale viviamo e che chiamiamo appunto voto di diocesanità, intendendo con esso metterci a disposizione del vescovo per le attività spirituali e pastorali che la Chiesa locale ritiene più urgenti, compatibilmente con le esigenze dell’associazione stessa.
Il richiamo, poi, alla consacrazione battesimale, che tutti ci affratella, fa si’ che - oltre alla esperienza comunitaria, che nel nostro specifico si tenta di vivere in proposte di fraternità - ci si senta impegnati a collaborare nella realizzazione dell’unità e della comunione ecclesiale che tutti i cristiani debbono sentirsi chiamati a costruire. È proprio questa consacrazione con voti, infatti, che ci stimola - nello stile delle beatitudini - a vivere con gioia, nella pienezza e nella donazione quotidiana di noi stessi al Signore, quella vocazione battesimale che pure abbiamo ricevuto come dono insieme alla chiamata alla santità, che riconosciamo e accogliamo come vocazione per tutti.
Rispondendo a questa chiamata noi diciamo non soltanto la scelta e l’impegno di corrispondervi personalmente, ma anche la disponibilità ad aiutare con la parola e con l’esempio tutti quei fratelli e sorelle che il Signore ci fa incontrare.
È scritto infatti nel nostro regolamento che "con i voti, i soci non intendono legarsi a vincoli obbligatori non previsti dalla legge morale cristiana, ma vogliono vivere una totale donazione del proprio essere a Dio, offrendo una testimonianza ai fratelli".
Con l’aiuto di Dio e sotto la protezione materna di Maria.
don
L' OASI è una VOCAZIONE

Ciao a tutti.
Dopo le linee generali, il cammino vocazionale ora si apre per la via della concretezza.
Abbiamo la convinzione che non esiste amore astratto. L’amore è storia, è relazione, è dono, accoglienza e risposta; è, ancora più in particolare, una/quella determinata risposta.
A un dono di amore non si può non rispondere con l’amore. Tanto più quando esso si presenta e lo si avverte come una vocazione.
L’Oasi -ripetiamo spesso tra noi- è una vocazione. Più andiamo avanti e più scopriamo che si tratta di una vocazione di amore: una chiamata ad amare, perché altro non è che la risposta di amore concreto all’amore ricevuto in dono.
Ripetiamo spesso tra noi che "Nulla è estraneo all’Oasi perché nulla è estraneo all’amore". È una delle intuizioni più concrete e anche una delle scelte più difficili, perché l’amore quando è vero non solo non è "banale", ma difficilmente si lascia mettere in riga. Perché, o si ama (nel senso che "si vive l’amore") e il cuore si allarga, la vita si impegna, le mani si "sporcano"... oppure si parla di amore, si fanno poesie, si scrivono canzoni ma i cuori non si scaldano perché l’amore non c’è.
In un contesto vocazionale dobbiamo ricordare che l’Oasi è una esperienza che abbiamo accolto come dono di Dio, frutto di ispirazione dello Spirito, per mettere la nostra vita, il nostro tempo, le nostre capacità a servizio dell’Amore; perché amare è servire e lo è nelle forme più concrete. Fossero anche le più umili e nascoste. Il mondo dell’amore, fosse anche negli ambiti più ristretti, è grandissimo perché coinvolge ed abbraccia il cuore che, quando ama veramente, è senza confini. Tante volte ha solo bisogno di essere illuminato ed aiutato. Ecco, l’Oasi è anche questo. Persone concrete che si donano donando tempo, capacità, attenzione, sorriso…quanto da Dio hanno ricevuto, in risposta a una specifica chiamata.
Qual è, allora, la chiamata all’Oasi? In generale lo abbiamo già detto: è chiamata ad incarnare l’amore. Ma in concreto?
L’Oasi -e quanti in essa si sentono chiamati- desidera farlo con una disponibilità ed un servizio specifico all’uomo e in particolare alla sua dimensione spirituale (senza, naturalmente, trascurare i bisogni materiali) offrendosi come riferimento per la realizzazione di uno sviluppo armonioso del duplice livello (spirituale e materiale), con una attenzione alla pagina evangelica di Cana e in particolare all’atteggiamento dei servi che da Maria si lasciano mettere pronti a fare quello che Gesù chiede loro, e lo fanno fino in fondo.
Credere e affermare che l’Oasi è una vocazione, vuol dire -lo dico per me- lasciarmi interrogare, mettermi in ascolto del Signore che mi parla, cercare -al di là della struttura e dei limiti delle singole persone- la volontà del Signore per me, spendermi in un servizio che trova la sua forza e le sue radici nella parola e nell’esempio di Gesù, grazie alla mediazione di Maria.
So che è difficile voler dire in poche parole pensieri e concetti che impegnano una vita; così pure penso sia difficile riuscire a capire un progetto senza vederlo attuato. Ma qui non si tratta di andare a cercare lontano l’attuazione. Ci siamo dentro, e per quanto possa essere limitata, la testimonianza è sotto lo sguardo di tutti, settimana dopo settimana e, se volete, giorno dopo giorno. Per chi vuole, si tratta soltanto di prendere qualche contatto e iniziare da una maggiore conoscenza. Perché se l’Oasi è una vocazione, è un cammino e l’esperienza ci ha insegnato che il cammino si fa camminando. Per noi è stato così. Ma anche questo va sperimentato.
don
L' AMORE è una VOCAZIONE
Ciao a tutti.
Conoscete il detto "Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare". Dentro il nostro itinerario potremmo parafrasarlo così: "Tra la vita e la santità c’è di mezzo l’amore". Il nostro mare, dunque, è l’amore. Per questo, continuando sullo schema dell’"In principio", oggi possiamo iniziare dicendo: "In principio era l’Amore e l’Amore era presso Dio e l’Amore è Dio… e tutto ciò che Egli dice e fa".
In quanto opera di Dio, infatti, la creazione è un atto di amore, così come la redenzione. La Parola di Dio è una parola di amore; come pure il suo silenzio.
Alla domanda "Perché è stato creato il mondo", il Compendio del catechismo della Chiesa cattolica risponde: "Il mondo è stato creato per la gloria di Dio, che ha voluto manifestare e comunicare la sua bontà, verità e bellezza" (n. 53); mentre dell’uomo dice che "è stato creato per conoscere, servire e amare Dio, per offrirgli in questo mondo tutta la creazione in rendimento di grazie, ed essere elevato alla vita con Dio in cielo" (n. 67).
Creando l’uomo a sua immagine e somiglianza e chiamandolo alla santità, Dio lo ha creato con la stessa sua capacità di amare. Per questo da subito lo chiama all’"amore" e nello scegliere "il suo popolo" potrà dargli come legge fondamentale: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso" ( Dt 6,5).
Gli psicologi dicono che l’amore fa vivere. Infatti, "far vivere" qualcuno non è solo metterlo al mondo e dargli da mangiare: è circondarlo di amore, è fargli sentire di essere amato, è farlo crescere nell’amore… è insegnargli l’amore e dargli la possibilità di amare.
S. Paolo ricorda ai cristiani di Corinto che "l’amore è tutto" e che essi senza l’amore non sono nulla (cf. 1Cor 13) e aggiunge che l’amore è l’unico che resta in quanto tutto finisce. Vita compresa!
Dice sempre la Sacra Scrittura che "più forte della morte è l’amore" e che "le grandi acque non possono spegnerlo" (Ct 8,7).
Tutta la vita di Gesù ne è un esempio e un invito. Un amore che conquista ed affascina. Ne è conferma la vita di tanti santi. Una per tutti: S. Teresa di Gesù Bambino, la quale ha affermato esplicitamente: "La mia vocazione è l’amore".
Per comprenderlo non bisogna spendere troppe parole. Ne basta una: Amare! È sufficiente farlo anche senza dirlo. Provare per credere. Perché se si nasce dall’amore, ci si santifica amando.
don
LA SANTITA' è una VOCAZIONE
Ciao a TUTTI.
Il nostro itinerario è appena cominciato, ma è bene subito puntare al traguardo. In un contesto vocazionale non si può intravedere traguardo migliore che quello della santità.
C’è chi pensa che la santità sia un argomento su cui riflettere al termine della vita o comunque da collocare alla fine di un cammino. No, la santità va posta all’inizio; come proposta, come ideale, come orizzonte, come obiettivo da raggiungere, ma anche come dono da contemplare e anelito da "soddisfare". È Dio stesso che ha voluto così. Del resto, il tema potremmo anche titolarlo così: in principio era Dio e con lui la santità. Lui il Santo, ha voluto da subito condividere con l’uomo, chiamato all’esistenza dal suo amore, la sua realtà più profonda, mettendogli nel cuore un anelito che S. Agostino definisce "insaziabile".
La santità è l’assuefazione di quella inquietudine. Per cui possiamo pensare che l’uomo non può vivere pienamente, non può soddisfare il suo desiderio più profondo senza essere santo.
Come non può essere questa, allora, la chiamata da collocare immediatamente dopo quella alla vita e che qualifica al meglio il nostro rapporto con Dio? Come non considerarla la nostra felicità più grande?
La domanda a cui rispondere, semmai, è un’altra: cosa comporta questa chiamata?
Anzitutto un rapporto costante e profondo con Dio, un dialogo di comunione con lui.
Giovanni Paolo II nel messaggio per la giornata di preghiera per le vocazioni del maggio 2001 scrisse così:
"Vocazione è la parola che introduce alla comprensione dei dinamismi della rivelazione di Dio e svela così all'uomo la verità sulla sua esistenza". Quindi, citando il Vaticano II, aggiungeva: "La ragione più alta della dignità dell'uomo - leggiamo nel documento conciliare Gaudium et spes - consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore" (n. 19).
Abbiamo concluso la precedente riflessione dicendo che "vivere è rispondere"; oggi aggiungiamo: "Rispondere è .. santificarsi". Che ve ne pare?
don
LA VITA E' VOCAZIONE
Complimenti, siete stati bravi.
Comincia a venir fuori la vita…condivisa. È proprio il caso di dire che i magi ... portano lontano.
Per questo i post di questo periodo non possono non accompagnare, e invitare ad approfondire, gli argomenti che tratteremo nell’itinerario vocazionale che stiamo tenendo all’Oasi Mariana Betania nei mesi di gennaio e febbraio. Anche questo è condividere la vita. Ecco allora -a mo’ di assaggio- una brevissima sintesi del primo tema: “La vita è vocazione”.
“Tutti sappiamo che la parola “vocazione” vuol dire “chiamata”. Ma chiamata a cosa? Alla vita, ossia all’esistenza, innanzitutto.
Sì, anche questa è una “vocazione” nel senso più vero che esige una risposta e apre a una missione. Non per nulla la Bibbia commenta la creazione dell’uomo con una doppia sottolineatura: “E Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen 1,31).
Abbiamo scelto come icona di riferimento per questo itinerario la creazione di Adamo (così come l’ha dipinta Michelangelo nella Cappella Sistina), intendendo vedere in essa la “creazione”, ossia l’intervento di Dio su ogni essere umano.
Ogni uomo, infatti, nasce come atto di amore da parte di Dio, il quale esige una risposta che sia anch’essa dettata dall’amore pronto a farsi dono.
Ci aiuta ad approfondire questo pensiero quanto scrisse il Papa Giovanni Paolo II nel messaggio per la giornata di preghiera per le vocazioni del 6 maggio 2001:
“Considerare la vita come vocazione favorisce la libertà interiore, stimolando nel soggetto la voglia di futuro, insieme con il rifiuto d'una concezione dell'esistenza passiva, noiosa e banale. La vita assume così il valore di "dono ricevuto, che tende per natura sua a divenire bene donato" (Doc. Nuove vocazioni per una nuova Europa, 1998, 16, b)”.
La conclusione che abbiamo tratto è che “vivere è rispondere”. E l’uomo, ogni uomo, è chiamato a farlo!
Il tema già da questi pochi cenni appare stimolante e apre a non poche considerazioni. Facciamole e doniamole in tanti.
don
Avventurarsi con i MAGI
Ciao a tutti.
“Brevi, concisi e compendiosi”. I commenti al post di Natale sono stati pochi: è segno che il periodo è stato utilizzato per stare insieme in famiglia o con amici ed è mancato il tempo per fermarsi a scrivere.
Ci siamo portato dietro un tema che, credo, ha aiutato molti di noi - anche se non tutti si sono lasciati andare a commenti ‘donati’ - a vivere questo tempo particolare come momento di riflessione in cui fare spazio alla contemplazione e allo stupore. I pochi interventi sono stati comunque ricchi ed interessanti. Vorrei incoraggiarvi a continuare così: sintetici ma ricchi; poche parole, ma tanta comunicazione e condivisione di vita.
Siamo alla vigilia e nel tempo della Epifania e allora possiamo dirlo: è ciò che dev’essere successo ai Magi che andarono a Betlemme per adorare il nato Bambino. Loro non sono stati gente di tante parole, ma di fatti, di avventura, di sincerità nella ricerca, di disponibilità… di obbedienza, visto che tornarono a casa secondo l’indicazione dell’angelo e senza ripassare da Erode che pure lo aveva loro esplicitamente richiesto (Mt 2).
Voglio essere anch’io molto breve e dare l’esempio; per questo vi chiedo: I Magi hanno ancora qualcosa da dire a noi uomini e donne del XXI secolo? Cosa?
Con tanti auguri di una fruttuosa avventura al loro seguito.
don
NATALE.Tempo di contemplazione.
Ciao a tutti
Natale è tempo di contemplazione. Non è una definizione completa, ma di sicuro è corretta. So bene, infatti, che Natale non è soltanto questo; ma se proviamo ad esercitarci in tal senso, ci accorgeremo presto che la contemplazione a Natale la fa da padrona. Cattura gli occhi, ristora la mente e allarga il cuore.
Lasciamoci accompagnare dai pastori che nella notte santa si recano a Betlemme e si prostrano in adorazione davanti alla scena che viene ripetuta ogni anno in tanti nostri presepi. Ma lasciamoci guidare soprattutto dalla testimonianza silenziosa di Maria e Giuseppe, i primi adoratori del Figlio di Dio fatto carne. I primi ad interrogarsi e a coltivare nel cuore, meditandoli, gli avvenimenti di quei giorni.
Favoriti dai presepi, che in questi giorni possiamo ammirare ovunque, proviamo a passare un pò di tempo in preghiera silenziosa, lasciandoci provocare dal messaggio che scaturisce dal mistero del Natale.
Facciamo in modo che, più che delle richieste, possiamo presentare a Dio la nostra ammirazione e il nostro stupore, insieme alla nostra sempre più piena disponibilità ai suoi progetti. In silenzio e con tanta consolazione nel cuore. Scrivendo qualcosa per farne dono agli amici.
Se può essere di aiuto, condivido con voi il pensiero inviato come augurio nel Natale di quest’anno.
Natale 2006
È fisso sul Figlio
lo sguardo
dei pastori adoranti.
Qualcuno stupito
osserva la Madre
che dentro il suo cuore
contempla
e adora il mistero…
E intanto
‘espone’ il Bambino.
È suo.
È di Dio.
È di tutti.
don
NATALE. CHE DIO POSSA STUPIRCI !
Sono certo che comprenderete la ragione per cui anticipo questo post: è Natale! Del resto, già da qualche giorno sto inviando e ricevendo messaggi di augurio. E penso anche voi.
A proposito di questi, ho ricevuto un sms che voglio condividere; porta la firma di Anna e dice: “IL SIGNORE DELLA GLORIA È AVVOLTO IN FASCE NEL NATALE. IL GIORNO DI PASQUA QUESTE FASCE CADRANNO E SI POTRA’ VEDERE LA DIVINITA’ CELATA SOTTO I VELI DELL’UMANITA’”.
Natale – Pasqua: un ponte davanti al quale c’è da tacere, contemplare e rimanere stupiti.
Stupire è tipico di Dio; in uno stile e con una generosità tutta da .. gustare!
Anche questo è pregare: gustare lo stupore che Dio suscita nei cuori!
Anche questa può essere una bella esperienza da fare a Natale! Vogliamo provarci?
Cerchiamo un angolo di casa, una icona, uno scorcio di paesaggio, un presepe, i colori di un fiore o lo sguardo di un bimbo. Cerchiamo un posto tranquillo dove poter stare da soli con noi stessi e guardare lontano, magari semplicemente guardandoci dentro!
Gustiamo e contempliamo il mistero del Dio fatto bambino, del Ricco fatto povero, dell’Infinito fatto nulla, dell’Onnipotente… impotente!
Contempliamo e godiamo la Parola fatta carne, l’Amore infinito che, senza parole, comunica la sua scelta di dire l’Amore col dono di sé fino a dare la voce alla Vita che vince la morte.
Se poi vogliamo farci reciprocamente un regalo, condividiamo con qualcuno il nostro stupore. E perché no? Mettiamolo in rete, doniamolo nel blog.
Il mio augurio per tutti: che in questo Natale Dio possa stupirci. E noi Lui!
don
Natale metti fuoco nel tuo cuore
Ciao a tutti.
Ancora qualche giorno ed è Natale. Come definire questo giorno tanto atteso e tanto amato? So di non dire nulla di eccezionale se invito a pensarlo come una festa che.. mette fuoco nel cuore.
Per i cristiani è il giorno della nascita di Gesù. Ed è stato proprio lui a comunicare la ragione della sua venuta tra noi usando l’immagine del fuoco. Ha detto infatti: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49).
Ma qual è il fuoco che Gesù è venuto a portare?
Davanti al rifiuto dei samaritani, che non accettarono di ricevere nel loro villaggio Gesù diretto a Gerusalemme, due dei suoi discepoli più cari si rivolsero a lui dicendo: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?” (Lc 9,54).
Nel mondo biblico il fuoco era uno dei segni che accompagnava la manifestazione di Dio; basti pensare al roveto che brucia sull’Oreb, il monte di Dio, e incuriosisce Mosè - si trovava lì per pascolare il gregge di Ietro suo suocero - che si avvicina per curiosare e “incontra” il Signore che gli parla. Al tempo del profeta Elia, rifugiatosi in una caverna su quello stesso monte, per sfuggire alla persecuzione della regina Gezabele, l’esperienza del fuoco si ripresenta dopo il “vento impetuoso e gagliardo” e dopo il terremoto; ma è solo il “mormorio di vento leggero” che permette al profeta di avvertire la presenza del Signore che subito dopo gli parla (cfr. 1Re 19,9ss). Senza dire che il Signore guidava di notte il popolo in cammino verso la terra promessa con una colonna di fuoco (cfr. Es 13,21), come pure che lo Spirito Santo scende sui cristiani riuniti nel cenacolo sotto forma di fiammelle di fuoco (At 2,3).
La funzione del fuoco, anche materialmente, è quella di consumare, riscaldare, creare novità…
È un tema che mi piacerebbe approfondire; ma non voglio dilungarmi.
Facciamolo insieme riprendendo la domanda e chiedendoci: cosa può significare per noi oggi mettere fuoco nel cuore a Natale?
don
MARIA DALLA NOSTRA PARTE
Ciao a tutti.
questo nuovo contributo “nasce” nel giorno in cui con la Chiesa celebriamo la solennità della Immacolata concezione di Maria. Anche questa è una coincidenza che non possiamo lasciar passare inosservata. Anzi… è l’occasione per accostarci subito a Maria di Nazaret e sentirla … dalla nostra parte. Nella preghiera come nella vita. È per questo che Dio ce l’ha data.
Eppure, tra i numerosi titoli sotto i quali noi accostiamo e contempliamo Maria - e ne conosciamo tanti -, questo di Immacolata sembra quello che ce la allontana, quasi a farcela vedere su un piedistallo da noi irraggiungibile. E invece anche questo titolo, che ce la fa celebrare come “concepita senza peccato originale”, portatrice di un candore e una bellezza unica che lei ha conservato per tutta la sua vita senza ombra di macchia o di peccato, può aiutarci a non staccare gli occhi, la mente e il cuore da lei; anzi a cercarla con coraggio, volontà e umiltà.
Non a caso in questa occasione, in modo tutto speciale, la Chiesa la canta come la Tuttabella (“Tota pulchra”) e ci invita a contemplarla per cogliere in lei non la bellezza che seduce ed abbandona, ma la Bellezza che affascina e conquista; non semplicemente per quello che lei ha ricevuto in dono, ma ancor più per come lei ha saputo conservare e rendere luminosa quella Bellezza attingendo direttamente dal Suo Figlio Gesù che la Scrittura definisce come “il più bello tra i figli degli uomini”.
Tutt’altro che lontana dalla nostra storia, Maria è lì davanti a noi ad attrarci con la sua Bellezza come una calamita potente fa con il ferro e in particolare con i piccoli pezzi di esso.
Cosa concludere? Se parliamo di bellezza, e ne abbiamo una qualche idea precisa, sperimentiamo che più ci rendiamo piccoli e più ci sentiamo attratti tanto da non riuscire a non starle “appiccicati”. Altro che distanza! Maria la Tuttabella, l’Immacolata .. come luce potentissima ci è vicina anche nella nostra miseria, perché la luce più è forte e più arriva lontano.
Che ne pensate?
don
PREGARE COS' E' ?
Ciao a tutti.
L’ultimo sms ricevuto oggi dice testualmente: DAI PRECEDENTI RISULTATI
DELLA TAC VI ERANO LINFONODI SOSPETTI ALLA LARINGE. DALLA INDAGINE
PRELIMINARE FATTA QUESTA MATTINA, CON MERAVIGLIA DEL PROF.,
LA LARINGE NON PRESENTAVA NESSUNA PATOLOGIA.
VOGLIO LODARE E RINGRAZIARE CON TE IL SIGNORE PER L’AMORE
PATERNO CHE HA PER I SUOI FIGLI. CIAO, M.G.”
Sembrerà un caso, ma l’ho visto come provvidenziale per continuare
il discorso sulla preghiera.
Cos’è pregare? Chiedere? Lodare? Ringraziare?… Se solo riuscissimo
a cogliere le numerose sfaccettature della preghiera! Scopriremmo,
con grande meraviglia, che ce ne sono almeno tante quante sono le
persone che pregano. E forse anche più di qualcuna di quelle che
dicono di non farlo perché, se andiamo a vedere, ci accorgiamo che
anche dietro il rifiuto e la ribellione spesso ci può essere una pre-
ghiera nascosta, non foss’altro che quella del desiderio di un incon-
tro che ha il potere di appagare l’anima nel suo bisogno più profondo.
Un Padre come Dio, che tutto questo lo sa, saprà leggere dietro le
parole non espresse una vita che già di per sé è richiesta e invoca-
zione. Dio -e nessuno al par suo- sa leggere ovunque il bisogno
di amore e soprattutto sa rispondere con l’amore.
Ecco, appunto: l’amore. Lo chiamiamo subito in causa perché siamo
convinti che pregare è amare. Se non è questo, cos’è? Tu cosa ne pensi?
don
PRIMO POST
Cari tutti,
da tempo mi è stato suggerito da amici di aprire un blog,
come pagina di dialogo e di evangelizzazione.
Ora mi viene offerta nuovamente la possibilità dentro
un sito che è tutto sulla preghiera; si chiama, infatti,
A farmi decidere è stato il fatto di aver trovato di recente un cardinale
in blog. Il card. di Boston, infatti, ne ha aperto uno personale nel
mese di settembre u.s.
Anche se il tempo a mia disposizione non è molto, voglio comunque
spenderne una parte per … annunciare Gesù anche in questo mondo
cybernetico che più che una moda va visto come una opportunità.
Opportunità di ascolto innanzitutto, perché sono convinto che in un
mondo di parole e di solitudine ognuno è qualcuno da ascoltare.
Settimanalmente - possibilmente ogni venerdì - offrirò un contributo
di riflessione sul quale chi vuole può innestarsi arricchendolo.
Cercherò di essere breve e a quanti si sentiranno di collaborare
chiedo: brevità, educazione e rispetto dell’Altro e degli altri.
Consideriamo l’esperienza come un camminare insieme in questo
mondo che offre tante cose belle, ma anche tanti pericoli…
L’argomento? Vorrei partire proprio dalla preghiera, tanto poco
considerata eppure … tanto necessaria.
Ecco allora il mio primo contributo.
PREGHIERA FORMA DI SOLIDARIETA'
Sarà capitato anche a voi di inviare in qualche occasione
di particolare necessità una email o un sms che il
gestore della linea telefonica avrebbe provveduto a
trasformare in una certa somma, secondo accordi
presi con le organizzazioni umanitarie.
A me capita sempre più spesso.
Credo che anche questo vi sarà di sicuro capitato: di ricevere sms con richiesta di preghiera per intenzioni particolari per questa o quella persona, per questo o quel caso.
Ho anche sperimentato, e non in una sola occasione,
che una preghiera intensa, fatta da più persone
ottiene risultati …
Dio prima di esaudire ascolta e per ascoltare si serve
anche di noi.
Anche questa è solidarietà. Vale molto e costa poco.
Che ne pensate?
don Alberto





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