NATALE.Tempo di contemplazione.
Ciao a tutti
Natale è tempo di contemplazione. Non è una definizione completa, ma di sicuro è corretta. So bene, infatti, che Natale non è soltanto questo; ma se proviamo ad esercitarci in tal senso, ci accorgeremo presto che la contemplazione a Natale la fa da padrona. Cattura gli occhi, ristora la mente e allarga il cuore.
Lasciamoci accompagnare dai pastori che nella notte santa si recano a Betlemme e si prostrano in adorazione davanti alla scena che viene ripetuta ogni anno in tanti nostri presepi. Ma lasciamoci guidare soprattutto dalla testimonianza silenziosa di Maria e Giuseppe, i primi adoratori del Figlio di Dio fatto carne. I primi ad interrogarsi e a coltivare nel cuore, meditandoli, gli avvenimenti di quei giorni.
Favoriti dai presepi, che in questi giorni possiamo ammirare ovunque, proviamo a passare un pò di tempo in preghiera silenziosa, lasciandoci provocare dal messaggio che scaturisce dal mistero del Natale.
Facciamo in modo che, più che delle richieste, possiamo presentare a Dio la nostra ammirazione e il nostro stupore, insieme alla nostra sempre più piena disponibilità ai suoi progetti. In silenzio e con tanta consolazione nel cuore. Scrivendo qualcosa per farne dono agli amici.
Se può essere di aiuto, condivido con voi il pensiero inviato come augurio nel Natale di quest’anno.
Natale 2006
È fisso sul Figlio
lo sguardo
dei pastori adoranti.
Qualcuno stupito
osserva la Madre
che dentro il suo cuore
contempla
e adora il mistero…
E intanto
‘espone’ il Bambino.
È suo.
È di Dio.
È di tutti.
don
NATALE. CHE DIO POSSA STUPIRCI !
Sono certo che comprenderete la ragione per cui anticipo questo post: è Natale! Del resto, già da qualche giorno sto inviando e ricevendo messaggi di augurio. E penso anche voi.
A proposito di questi, ho ricevuto un sms che voglio condividere; porta la firma di Anna e dice: “IL SIGNORE DELLA GLORIA È AVVOLTO IN FASCE NEL NATALE. IL GIORNO DI PASQUA QUESTE FASCE CADRANNO E SI POTRA’ VEDERE LA DIVINITA’ CELATA SOTTO I VELI DELL’UMANITA’”.
Natale – Pasqua: un ponte davanti al quale c’è da tacere, contemplare e rimanere stupiti.
Stupire è tipico di Dio; in uno stile e con una generosità tutta da .. gustare!
Anche questo è pregare: gustare lo stupore che Dio suscita nei cuori!
Anche questa può essere una bella esperienza da fare a Natale! Vogliamo provarci?
Cerchiamo un angolo di casa, una icona, uno scorcio di paesaggio, un presepe, i colori di un fiore o lo sguardo di un bimbo. Cerchiamo un posto tranquillo dove poter stare da soli con noi stessi e guardare lontano, magari semplicemente guardandoci dentro!
Gustiamo e contempliamo il mistero del Dio fatto bambino, del Ricco fatto povero, dell’Infinito fatto nulla, dell’Onnipotente… impotente!
Contempliamo e godiamo la Parola fatta carne, l’Amore infinito che, senza parole, comunica la sua scelta di dire l’Amore col dono di sé fino a dare la voce alla Vita che vince la morte.
Se poi vogliamo farci reciprocamente un regalo, condividiamo con qualcuno il nostro stupore. E perché no? Mettiamolo in rete, doniamolo nel blog.
Il mio augurio per tutti: che in questo Natale Dio possa stupirci. E noi Lui!
don
Natale metti fuoco nel tuo cuore
Ciao a tutti.
Ancora qualche giorno ed è Natale. Come definire questo giorno tanto atteso e tanto amato? So di non dire nulla di eccezionale se invito a pensarlo come una festa che.. mette fuoco nel cuore.
Per i cristiani è il giorno della nascita di Gesù. Ed è stato proprio lui a comunicare la ragione della sua venuta tra noi usando l’immagine del fuoco. Ha detto infatti: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49).
Ma qual è il fuoco che Gesù è venuto a portare?
Davanti al rifiuto dei samaritani, che non accettarono di ricevere nel loro villaggio Gesù diretto a Gerusalemme, due dei suoi discepoli più cari si rivolsero a lui dicendo: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?” (Lc 9,54).
Nel mondo biblico il fuoco era uno dei segni che accompagnava la manifestazione di Dio; basti pensare al roveto che brucia sull’Oreb, il monte di Dio, e incuriosisce Mosè - si trovava lì per pascolare il gregge di Ietro suo suocero - che si avvicina per curiosare e “incontra” il Signore che gli parla. Al tempo del profeta Elia, rifugiatosi in una caverna su quello stesso monte, per sfuggire alla persecuzione della regina Gezabele, l’esperienza del fuoco si ripresenta dopo il “vento impetuoso e gagliardo” e dopo il terremoto; ma è solo il “mormorio di vento leggero” che permette al profeta di avvertire la presenza del Signore che subito dopo gli parla (cfr. 1Re 19,9ss). Senza dire che il Signore guidava di notte il popolo in cammino verso la terra promessa con una colonna di fuoco (cfr. Es 13,21), come pure che lo Spirito Santo scende sui cristiani riuniti nel cenacolo sotto forma di fiammelle di fuoco (At 2,3).
La funzione del fuoco, anche materialmente, è quella di consumare, riscaldare, creare novità…
È un tema che mi piacerebbe approfondire; ma non voglio dilungarmi.
Facciamolo insieme riprendendo la domanda e chiedendoci: cosa può significare per noi oggi mettere fuoco nel cuore a Natale?
don
MARIA DALLA NOSTRA PARTE
Ciao a tutti.
questo nuovo contributo “nasce” nel giorno in cui con la Chiesa celebriamo la solennità della Immacolata concezione di Maria. Anche questa è una coincidenza che non possiamo lasciar passare inosservata. Anzi… è l’occasione per accostarci subito a Maria di Nazaret e sentirla … dalla nostra parte. Nella preghiera come nella vita. È per questo che Dio ce l’ha data.
Eppure, tra i numerosi titoli sotto i quali noi accostiamo e contempliamo Maria - e ne conosciamo tanti -, questo di Immacolata sembra quello che ce la allontana, quasi a farcela vedere su un piedistallo da noi irraggiungibile. E invece anche questo titolo, che ce la fa celebrare come “concepita senza peccato originale”, portatrice di un candore e una bellezza unica che lei ha conservato per tutta la sua vita senza ombra di macchia o di peccato, può aiutarci a non staccare gli occhi, la mente e il cuore da lei; anzi a cercarla con coraggio, volontà e umiltà.
Non a caso in questa occasione, in modo tutto speciale, la Chiesa la canta come la Tuttabella (“Tota pulchra”) e ci invita a contemplarla per cogliere in lei non la bellezza che seduce ed abbandona, ma la Bellezza che affascina e conquista; non semplicemente per quello che lei ha ricevuto in dono, ma ancor più per come lei ha saputo conservare e rendere luminosa quella Bellezza attingendo direttamente dal Suo Figlio Gesù che la Scrittura definisce come “il più bello tra i figli degli uomini”.
Tutt’altro che lontana dalla nostra storia, Maria è lì davanti a noi ad attrarci con la sua Bellezza come una calamita potente fa con il ferro e in particolare con i piccoli pezzi di esso.
Cosa concludere? Se parliamo di bellezza, e ne abbiamo una qualche idea precisa, sperimentiamo che più ci rendiamo piccoli e più ci sentiamo attratti tanto da non riuscire a non starle “appiccicati”. Altro che distanza! Maria la Tuttabella, l’Immacolata .. come luce potentissima ci è vicina anche nella nostra miseria, perché la luce più è forte e più arriva lontano.
Che ne pensate?
don
PREGARE COS' E' ?
Ciao a tutti.
L’ultimo sms ricevuto oggi dice testualmente: DAI PRECEDENTI RISULTATI
DELLA TAC VI ERANO LINFONODI SOSPETTI ALLA LARINGE. DALLA INDAGINE
PRELIMINARE FATTA QUESTA MATTINA, CON MERAVIGLIA DEL PROF.,
LA LARINGE NON PRESENTAVA NESSUNA PATOLOGIA.
VOGLIO LODARE E RINGRAZIARE CON TE IL SIGNORE PER L’AMORE
PATERNO CHE HA PER I SUOI FIGLI. CIAO, M.G.”
Sembrerà un caso, ma l’ho visto come provvidenziale per continuare
il discorso sulla preghiera.
Cos’è pregare? Chiedere? Lodare? Ringraziare?… Se solo riuscissimo
a cogliere le numerose sfaccettature della preghiera! Scopriremmo,
con grande meraviglia, che ce ne sono almeno tante quante sono le
persone che pregano. E forse anche più di qualcuna di quelle che
dicono di non farlo perché, se andiamo a vedere, ci accorgiamo che
anche dietro il rifiuto e la ribellione spesso ci può essere una pre-
ghiera nascosta, non foss’altro che quella del desiderio di un incon-
tro che ha il potere di appagare l’anima nel suo bisogno più profondo.
Un Padre come Dio, che tutto questo lo sa, saprà leggere dietro le
parole non espresse una vita che già di per sé è richiesta e invoca-
zione. Dio -e nessuno al par suo- sa leggere ovunque il bisogno
di amore e soprattutto sa rispondere con l’amore.
Ecco, appunto: l’amore. Lo chiamiamo subito in causa perché siamo
convinti che pregare è amare. Se non è questo, cos’è? Tu cosa ne pensi?
don





Ultimi commenti