L' AMORE è una VOCAZIONE
Ciao a tutti.
Conoscete il detto "Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare". Dentro il nostro itinerario potremmo parafrasarlo così: "Tra la vita e la santità c’è di mezzo l’amore". Il nostro mare, dunque, è l’amore. Per questo, continuando sullo schema dell’"In principio", oggi possiamo iniziare dicendo: "In principio era l’Amore e l’Amore era presso Dio e l’Amore è Dio… e tutto ciò che Egli dice e fa".
In quanto opera di Dio, infatti, la creazione è un atto di amore, così come la redenzione. La Parola di Dio è una parola di amore; come pure il suo silenzio.
Alla domanda "Perché è stato creato il mondo", il Compendio del catechismo della Chiesa cattolica risponde: "Il mondo è stato creato per la gloria di Dio, che ha voluto manifestare e comunicare la sua bontà, verità e bellezza" (n. 53); mentre dell’uomo dice che "è stato creato per conoscere, servire e amare Dio, per offrirgli in questo mondo tutta la creazione in rendimento di grazie, ed essere elevato alla vita con Dio in cielo" (n. 67).
Creando l’uomo a sua immagine e somiglianza e chiamandolo alla santità, Dio lo ha creato con la stessa sua capacità di amare. Per questo da subito lo chiama all’"amore" e nello scegliere "il suo popolo" potrà dargli come legge fondamentale: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso" ( Dt 6,5).
Gli psicologi dicono che l’amore fa vivere. Infatti, "far vivere" qualcuno non è solo metterlo al mondo e dargli da mangiare: è circondarlo di amore, è fargli sentire di essere amato, è farlo crescere nell’amore… è insegnargli l’amore e dargli la possibilità di amare.
S. Paolo ricorda ai cristiani di Corinto che "l’amore è tutto" e che essi senza l’amore non sono nulla (cf. 1Cor 13) e aggiunge che l’amore è l’unico che resta in quanto tutto finisce. Vita compresa!
Dice sempre la Sacra Scrittura che "più forte della morte è l’amore" e che "le grandi acque non possono spegnerlo" (Ct 8,7).
Tutta la vita di Gesù ne è un esempio e un invito. Un amore che conquista ed affascina. Ne è conferma la vita di tanti santi. Una per tutti: S. Teresa di Gesù Bambino, la quale ha affermato esplicitamente: "La mia vocazione è l’amore".
Per comprenderlo non bisogna spendere troppe parole. Ne basta una: Amare! È sufficiente farlo anche senza dirlo. Provare per credere. Perché se si nasce dall’amore, ci si santifica amando.
don
LA SANTITA' è una VOCAZIONE
Ciao a TUTTI.
Il nostro itinerario è appena cominciato, ma è bene subito puntare al traguardo. In un contesto vocazionale non si può intravedere traguardo migliore che quello della santità.
C’è chi pensa che la santità sia un argomento su cui riflettere al termine della vita o comunque da collocare alla fine di un cammino. No, la santità va posta all’inizio; come proposta, come ideale, come orizzonte, come obiettivo da raggiungere, ma anche come dono da contemplare e anelito da "soddisfare". È Dio stesso che ha voluto così. Del resto, il tema potremmo anche titolarlo così: in principio era Dio e con lui la santità. Lui il Santo, ha voluto da subito condividere con l’uomo, chiamato all’esistenza dal suo amore, la sua realtà più profonda, mettendogli nel cuore un anelito che S. Agostino definisce "insaziabile".
La santità è l’assuefazione di quella inquietudine. Per cui possiamo pensare che l’uomo non può vivere pienamente, non può soddisfare il suo desiderio più profondo senza essere santo.
Come non può essere questa, allora, la chiamata da collocare immediatamente dopo quella alla vita e che qualifica al meglio il nostro rapporto con Dio? Come non considerarla la nostra felicità più grande?
La domanda a cui rispondere, semmai, è un’altra: cosa comporta questa chiamata?
Anzitutto un rapporto costante e profondo con Dio, un dialogo di comunione con lui.
Giovanni Paolo II nel messaggio per la giornata di preghiera per le vocazioni del maggio 2001 scrisse così:
"Vocazione è la parola che introduce alla comprensione dei dinamismi della rivelazione di Dio e svela così all'uomo la verità sulla sua esistenza". Quindi, citando il Vaticano II, aggiungeva: "La ragione più alta della dignità dell'uomo - leggiamo nel documento conciliare Gaudium et spes - consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore" (n. 19).
Abbiamo concluso la precedente riflessione dicendo che "vivere è rispondere"; oggi aggiungiamo: "Rispondere è .. santificarsi". Che ve ne pare?
don
LA VITA E' VOCAZIONE
Complimenti, siete stati bravi.
Comincia a venir fuori la vita…condivisa. È proprio il caso di dire che i magi ... portano lontano.
Per questo i post di questo periodo non possono non accompagnare, e invitare ad approfondire, gli argomenti che tratteremo nell’itinerario vocazionale che stiamo tenendo all’Oasi Mariana Betania nei mesi di gennaio e febbraio. Anche questo è condividere la vita. Ecco allora -a mo’ di assaggio- una brevissima sintesi del primo tema: “La vita è vocazione”.
“Tutti sappiamo che la parola “vocazione” vuol dire “chiamata”. Ma chiamata a cosa? Alla vita, ossia all’esistenza, innanzitutto.
Sì, anche questa è una “vocazione” nel senso più vero che esige una risposta e apre a una missione. Non per nulla la Bibbia commenta la creazione dell’uomo con una doppia sottolineatura: “E Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen 1,31).
Abbiamo scelto come icona di riferimento per questo itinerario la creazione di Adamo (così come l’ha dipinta Michelangelo nella Cappella Sistina), intendendo vedere in essa la “creazione”, ossia l’intervento di Dio su ogni essere umano.
Ogni uomo, infatti, nasce come atto di amore da parte di Dio, il quale esige una risposta che sia anch’essa dettata dall’amore pronto a farsi dono.
Ci aiuta ad approfondire questo pensiero quanto scrisse il Papa Giovanni Paolo II nel messaggio per la giornata di preghiera per le vocazioni del 6 maggio 2001:
“Considerare la vita come vocazione favorisce la libertà interiore, stimolando nel soggetto la voglia di futuro, insieme con il rifiuto d'una concezione dell'esistenza passiva, noiosa e banale. La vita assume così il valore di "dono ricevuto, che tende per natura sua a divenire bene donato" (Doc. Nuove vocazioni per una nuova Europa, 1998, 16, b)”.
La conclusione che abbiamo tratto è che “vivere è rispondere”. E l’uomo, ogni uomo, è chiamato a farlo!
Il tema già da questi pochi cenni appare stimolante e apre a non poche considerazioni. Facciamole e doniamole in tanti.
don
Avventurarsi con i MAGI
Ciao a tutti.
“Brevi, concisi e compendiosi”. I commenti al post di Natale sono stati pochi: è segno che il periodo è stato utilizzato per stare insieme in famiglia o con amici ed è mancato il tempo per fermarsi a scrivere.
Ci siamo portato dietro un tema che, credo, ha aiutato molti di noi - anche se non tutti si sono lasciati andare a commenti ‘donati’ - a vivere questo tempo particolare come momento di riflessione in cui fare spazio alla contemplazione e allo stupore. I pochi interventi sono stati comunque ricchi ed interessanti. Vorrei incoraggiarvi a continuare così: sintetici ma ricchi; poche parole, ma tanta comunicazione e condivisione di vita.
Siamo alla vigilia e nel tempo della Epifania e allora possiamo dirlo: è ciò che dev’essere successo ai Magi che andarono a Betlemme per adorare il nato Bambino. Loro non sono stati gente di tante parole, ma di fatti, di avventura, di sincerità nella ricerca, di disponibilità… di obbedienza, visto che tornarono a casa secondo l’indicazione dell’angelo e senza ripassare da Erode che pure lo aveva loro esplicitamente richiesto (Mt 2).
Voglio essere anch’io molto breve e dare l’esempio; per questo vi chiedo: I Magi hanno ancora qualcosa da dire a noi uomini e donne del XXI secolo? Cosa?
Con tanti auguri di una fruttuosa avventura al loro seguito.
don



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