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LA QUARESIMA è GIOIA

di Don (27/02/2007 - 16:59)

 Ciao a tutti.


Capisco che l’itinerario vocazionale è terminato e sul suo contenuto e, ancor più, sulle testimonianze offerte, forse si dovrà soltanto riflettere e tacere. Dio, infatti, aspetta la risposta dal profondo del cuore di ognuno. Anche perché l’alternativa, che sarebbe quella di “raccontarsi”, aprirebbe a interventi lunghi. Il tempo che stiamo vivendo poi, è già di per se stesso impegnativo: io stesso non ho resistito e mi sono lasciato prendere dalle riflessioni quaresimali per cui ho preferito offrirvi questo post-anticipato, senza aspettare venerdì (giorno in cui, di solito lo inserisco), nella speranza che possa aiutare qualcuno non solo a riflettere, ma anche a condividere.

Il tempo dedicato all’itinerario vocazionale è terminato, ma il periodo liturgico, la Quaresima appena iniziata, ci offre l’occasione per una riflessione non meno impegnativa.
Chi la vede come semplice tempo penitenziale o, ancora peggio, come “divoratrice della gioia del carnevale”, non ha compreso nulla del significato della Quaresima.
La Quaresima è tempo di grazia: è dono e grazia in se stessa, e, se grazia, non può non essere gioia. Gioia, anzitutto, di sapere che c’è un dono, un dono grande e nuovo, messo a nostra disposizione; un dono lungo che dura ben 40 giorni e ci porta direttamente a contatto con l’avvenimento più straordinario della fede cristiana, l’evento più importante della storia: la morte e risurrezione di Gesù. È l’incontro con l’amore infinito che Dio ha detto dalla croce, con Gesù risorto, il vivente che ha rivoluzionato la storia.
C’è un salmo che dice: “Quale gioia quando mi dissero: andiamo alla casa del Signore, e ora i miei passi si fermano alle tue porte, Gerusalemme” ( ). Se la sola notizia, di muovere i passi verso il tempio, il solo pensiero di dover andare a Gerusalemme poteva mettere tanta gioia nel cuore del pio israelita, cosa non potrà succedere nel nostro cuore al solo pensiero di stare muovendo i nostri passi verso la Pasqua, che è l’esplosione della vita, la presenza viva e l’incontro con Gesù risorto?
Ecco perché la Quaresima dev’essere vista, accolta e vissuta con gioia; una gioia che si fa ancora più piena nella misura in cui acquistiamo coscienza che Gesù è già vivo e presente nella nostra vita e ci accompagna passo passo con la potenza del suo Spirito. Una gioia che siamo chiamati ad assaporare man mano che ci avviciniamo a lui che vuole rimanere in noi.
Che ne pensate?

don

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L' OASI VOCAZIONE per VOI ?

di Don (23/02/2007 - 15:47)

 

Introduzione alle esperienze

La scorsa settimana abbiamo ascoltato, e pregato attraverso alcune esperienze, la vita di chi ha risposto alla chiamata Oasi. Oggi vogliamo ascoltarne altre. Il nostro intento rimane quello della condivisione nella fedeltà al Signore che ci chiede di non tenere per noi i suoi doni. Se l’Oasi è un dono -e il suo riconoscimento ufficiale dice che si tratta di un dono fatto alla Chiesa- non possiamo tenerlo per noi. per quanto possiamo essere poveri nel corrispondervi, l’esperienza dei servi di Cana ai quali ci rifacciamo continuamente ci invita e continuamente ci stimola ad essere generosi. A noi tocca ‘mettere l’acqua’ delle nostre esperienze e della nostra vita, al resto penserà Lui.

La domanda che da qualcuno ho ascoltato in questi giorni è: "Come faccio a capire se Dio mi chiama e dove?". Le testimonianze possono essere un contributo che ci dice come altri lo hanno capito. Ma la cosa più importante da fare è metterci in ascolto di Lui che ci parla, con il desiderio e la prontezza a fare quello che Lui ci chiederà. Ricordiamo -e l’esperienza dei santi ce lo insegna- che Dio può parlarci anche attraverso la voce e la vita di altri nostri e fratelli che prima di noi hanno fatto le loro scelte. Ricordiamo la domanda che ha rivoluzionato la vita di S. Agostino: "Si iste et ille, cur non ego?". Guardando la storia di alcuni santi si è chiesto: "Se questo ci è riuscito e quell’altro pure, perché io no?". Gli è bastato per cambiare radicalmente la vita e trovare la sua vocazione e il suo posto nella Chiesa.

Ecco allora qualche altra esperienza per nutrire la nostra preghiera e il nostro colloquio col Signore che stiamo adorando. Se Lui vuole farci il dono di una chiamata particolare, e forse già da tempo e in tante maniere sta tentando di farcelo capire, non induriamo il cuore. Si tratta di una chiamata ad incarnare l’amore che da senso alla vita: non lasciamoci vincere in generosità.

 

Con questo incontro(è l’ultimo del mese di febbraio) la nostra proposta è terminata. Vi abbiamo raccontato come e perché l’Oasi è una vocazione per noi e come vi siamo giunti. Ora vorremmo che in tanti la sentiste e la consideraste come possibile vocazione anche per voi.

Vi aspetto

don Alberto

  

(Nel corso della preghiera sono state offerte quattro testimonianze da parte dei membri della Comunità, seguite da alcuni interventi di preghiera spontanea)

PER LEGGERE LE TESTIMONIANZE, CLICCA SUI LINK:

 http://www.prega.it/cristinaedino.htm

http://www.prega.it/marialuisa.htm

http://www.prega.it/marisaetommaso.htm

http://www.prega.it/stefaniaedomenico.htm

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L' OASI VOCAZIONE per noi.

di Don (16/02/2007 - 10:15)

Introduzione alle esperienze

Abbiamo fatto la proposta, ma non abbiamo finito il discorso. Per farlo ci sarebbero ancora tantissime cose da dire. Desiderando rimanere nel tempo dei due mesi, ci siamo limitati all’essenziale, ma bisogna precisare che esso è proprio.. ino, ino. Perché anche sull’essenziale siamo stati lacunosi. Abbiamo scelto di far parlare la vita; ed è ad essa che intendiamo dare più spazio, soprattutto alla vita dei membri, alle loro testimonianze.

Mi auguro che quel che manca, ad esempio il primato della spiritualità, la giustificazione del nome Betania - anche se questo può essere facilmente comprensibile -, il significato della presenza di Maria, l’equilibrio tra materiale e spirituale, che per noi vuol dire tra Marta e Maria e, ci sarebbe da aggiungere, il perché della presenza di Lazzaro e come ci siamo arrivati. E a ancora, ultimo ma non meno importante, la ricerca costante del… di più.

Molto tempo meriterebbe proprio la puntualizzazione di questo di più. Ma se anche spiegassimo questo, mancherebbe comunque sempre qualcosa: il significato delle parole radicalità, sponsalità, accoglienza; l’importanza di Cana, il significato dei voti … E poi non vi avremmo parlato dell’itinerario "Con Maria, per Gesù, al Padre, nello Spirito", che racchiude e dà senso a tutto il nostro cammino; e soprattutto non vi avremmo parlato dei nostre fatiche e dei nostri difetti.

Come farvi capire che il sorriso che a volte leggete sui nostri volti, o che qualche "no" -che pure ci tocca dire- non dipende dalla nostra volontà ma dai nostri limiti? Come raccontarvi i vari passaggi fatti, a volte tra tantissimi dubbi, i vari tentativi e le numerose esperienze, i primi timidi passi, la preghiera nella notte, il granaio del povero, l’impegno per la vita, l’accoglienza di alcune persone -anche stranieri- nelle nostre case? Le visite ad altre esperienze - e non solo monastiche - per renderci conto e imparare; ma soprattutto per cercare la volontà del Signore per noi? Per individuare la nostra chiamata?

Senza tutto ciò, sappiamo -e ne abbiamo timore (davanti a Dio prima e più che davanti a voi) - che potremmo far nascere in voi una qualche illusione. Ci direte che anche i primi cristiani - e ci piacciono tanto - sono stati considerati degli illusi mentre cercavano di offrire e nutrire speranze; e così la Chiesa nel corso dei secoli.

Quella Chiesa che amiamo tanto, al punto da legarci ad essa con voto -quello della diocesanità (e vi invito ad approfondirne il significato) - in obbedienza a colui che, per quanto possa essere limitato, distante e se volete anche istintivo, con i suoi pregi e difetti umani, è per noi la guida posta dallo Spirito alla Chiesa incarnata in questo territorio, l’immagine storica della Trinità che dà a Gesù oggi la concretezza e il volto visibile.

Soprattutto dovremmo parlarvi della Pasqua, della Pentecoste, ossia della presenza e dell’azione dello Spirito Santo, che opera oggi come sempre. Ognuno di noi dovrebbe mettersi qui a raccontarvi la sua pentecoste, perché nella fede sappiamo che questa -quella di ciascuno- essendo risposta a una vocazione- è una storia con Dio. È quanto vi invito a cercare nelle testimonianze che fa poco ascolteremo. Diamo, allora, alle parole di alcuni nostri fratelli e sorelle -forse anche un po’ emozionati - quella concretezza che meritano e raccogliamo la loro storia e la loro fatica, il loro pianto e la loro sempre nuova speranza che li fa andare avanti, in un impegno concreto che ha come unico obiettivo quello di dare gloria al Padre celeste. A Lui ci siamo consegnati liberamente perché faccia di noi tutto quello che vuole.

Tutto questo perché siamo convinti che alla base c’è una chiamata, e per noi anche un impegno preso con Maria nelle cui mani ci siamo affidati. L’impegno è fare quello che Gesù ci dirà.

Per il resto, abbiamo una sola certezza e un’unica volontà. La volontà è quella di ‘scomparire’ dicendo: "Siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che dovevamo fare". La certezza è che la ricompensa ci verrà da Lui. Se poi vogliamo dirla tutta: confidiamo nel centuplo che Egli ha promesso. E siamo sicuri che ce lo darà.

(Nel corso della preghiera sono state offerte quattro testimonianze da parte dei membri della Comunità, seguite da alcuni interventi di preghiera spontanea)

PER LEGGERLE CLICCA sui rispettivi LINK:

http://www.prega.it/luigi.htm

http://www.prega.it/sara.htm

http://www.prega.it//filomena.htm

http://www.prega.it//roberta.htm

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OASI consacrazione con voti

di Don (09/02/2007 - 16:03)

 

Per la via della concretezza, stiamo esaminando, ma nello stesso tempo stiamo facendo la proposta Oasi. Abbiamo detto che l’Oasi è una vocazione e che lo specifico della sua vocazione è l’amore. Aggiungiamo che si tratta di una vocazione di amore incarnato secondo una ispirazione carismatica che -oltre a proporre ed accompagnare un cammino di santità per i singoli membri- impegna al servizio dell’uomo nella sua globalità, per favorire la realizzazione di un equilibrio tra la duplice dimensione materiale e spirituale, con predilezione per quest’ultima che spesso risulta la più trascurata, visto che per quella materiale ci sono già molti che si interessano.

"Coscienti di rispondere a una chiamata - è scritto nel nostro regolamento - sappiamo di non essere stati noi a scegliere lui ma lui ha scelto noi e ci ha rigenerati in Cristo con amore gratuito, consacrandoci al suo culto e alla sua gloria..".

Si tratta di una consacrazione che noi, con la grazia dello Spirito santo, abbiamo accolto e alla quale cerchiamo di corrispondere giorno dopo giorno con un sì che desidera farsi sempre più pieno e per questo ci impegniamo, rinnovandoli ogni anno, con voti specifici secondo lo stato di vita di ciascuno, sposati e non, laici e preti, riconoscendo in essa una modalità singolare per quella radicalità evangelica alla quale Gesù stesso ci chiama.

Non si tratta di una consacrazione sganciata da quella battesimale, ma di una che, facendo leva proprio su di essa, ci stimolerà a vivere più intensamente gli impegni battesimali aiutandoci a portarli a un livello che ci avvicini sempre di più alla perfezione richiesta dal vangelo, al quale desideriamo ispirare tutta la nostra vita. Proprio per questo, in uno slancio di generosità con intento di radicalità, aggiungiamo alla consacrazione l’impegno dei voti.

Che si sia sposati o no, tutti ai tre voti classici di obbedienza, povertà e castità aggiungiamo un quarto voto che ci lega alla diocesi nella quale viviamo e che chiamiamo appunto voto di diocesanità, intendendo con esso metterci a disposizione del vescovo per le attività spirituali e pastorali che la Chiesa locale ritiene più urgenti, compatibilmente con le esigenze dell’associazione stessa.

Il richiamo, poi, alla consacrazione battesimale, che tutti ci affratella, fa si’ che - oltre alla esperienza comunitaria, che nel nostro specifico si tenta di vivere in proposte di fraternità - ci si senta impegnati a collaborare nella realizzazione dell’unità e della comunione ecclesiale che tutti i cristiani debbono sentirsi chiamati a costruire. È proprio questa consacrazione con voti, infatti, che ci stimola - nello stile delle beatitudini - a vivere con gioia, nella pienezza e nella donazione quotidiana di noi stessi al Signore, quella vocazione battesimale che pure abbiamo ricevuto come dono insieme alla chiamata alla santità, che riconosciamo e accogliamo come vocazione per tutti.

Rispondendo a questa chiamata noi diciamo non soltanto la scelta e l’impegno di corrispondervi personalmente, ma anche la disponibilità ad aiutare con la parola e con l’esempio tutti quei fratelli e sorelle che il Signore ci fa incontrare.

 È scritto infatti nel nostro regolamento che "con i voti, i soci non intendono legarsi a vincoli obbligatori non previsti dalla legge morale cristiana, ma vogliono vivere una totale donazione del proprio essere a Dio, offrendo una testimonianza ai fratelli".

Con l’aiuto di Dio e sotto la protezione materna di Maria.

don

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L' OASI è una VOCAZIONE

di Don (02/02/2007 - 11:08)

 

Ciao a tutti.

Dopo le linee generali, il cammino vocazionale ora si apre per la via della concretezza.

Abbiamo la convinzione che non esiste amore astratto. L’amore è storia, è relazione, è dono, accoglienza e risposta; è, ancora più in particolare, una/quella determinata risposta.

A un dono di amore non si può non rispondere con l’amore. Tanto più quando esso si presenta e lo si avverte come una vocazione.

L’Oasi -ripetiamo spesso tra noi- è una vocazione. Più andiamo avanti e più scopriamo che si tratta di una vocazione di amore: una chiamata ad amare, perché altro non è che la risposta di amore concreto all’amore ricevuto in dono.

Ripetiamo spesso tra noi che "Nulla è estraneo all’Oasi perché nulla è estraneo all’amore". È una delle intuizioni più concrete e anche una delle scelte più difficili, perché l’amore quando è vero non solo non è "banale", ma difficilmente si lascia mettere in riga. Perché, o si ama (nel senso che "si vive l’amore") e il cuore si allarga, la vita si impegna, le mani si "sporcano"... oppure si parla di amore, si fanno poesie, si scrivono canzoni ma i cuori non si scaldano perché l’amore non c’è.

In un contesto vocazionale dobbiamo ricordare che l’Oasi è una esperienza che abbiamo accolto come dono di Dio, frutto di ispirazione dello Spirito, per mettere la nostra vita, il nostro tempo, le nostre capacità a servizio dell’Amore; perché amare è servire e lo è nelle forme più concrete. Fossero anche le più umili e nascoste. Il mondo dell’amore, fosse anche negli ambiti più ristretti, è grandissimo perché coinvolge ed abbraccia il cuore che, quando ama veramente, è senza confini. Tante volte ha solo bisogno di essere illuminato ed aiutato. Ecco, l’Oasi è anche questo. Persone concrete che si donano donando tempo, capacità, attenzione, sorriso…quanto da Dio hanno ricevuto, in risposta a una specifica chiamata.

Qual è, allora, la chiamata all’Oasi? In generale lo abbiamo già detto: è chiamata ad incarnare l’amore. Ma in concreto?

L’Oasi -e quanti in essa si sentono chiamati- desidera farlo con una disponibilità ed un servizio specifico all’uomo e in particolare alla sua dimensione spirituale (senza, naturalmente, trascurare i bisogni materiali) offrendosi come riferimento per la realizzazione di uno sviluppo armonioso del duplice livello (spirituale e materiale), con una attenzione alla pagina evangelica di Cana e in particolare all’atteggiamento dei servi che da Maria si lasciano mettere pronti a fare quello che Gesù chiede loro, e lo fanno fino in fondo.

Credere e affermare che l’Oasi è una vocazione, vuol dire -lo dico per me- lasciarmi interrogare, mettermi in ascolto del Signore che mi parla, cercare -al di là della struttura e dei limiti delle singole persone- la volontà del Signore per me, spendermi in un servizio che trova la sua forza e le sue radici nella parola e nell’esempio di Gesù, grazie alla mediazione di Maria.

So che è difficile voler dire in poche parole pensieri e concetti che impegnano una vita; così pure penso sia difficile riuscire a capire un progetto senza vederlo attuato. Ma qui non si tratta di andare a cercare lontano l’attuazione. Ci siamo dentro, e per quanto possa essere limitata, la testimonianza è sotto lo sguardo di tutti, settimana dopo settimana e, se volete, giorno dopo giorno. Per chi vuole, si tratta soltanto di prendere qualche contatto e iniziare da una maggiore conoscenza. Perché se l’Oasi è una vocazione, è un cammino e l’esperienza ci ha insegnato che il cammino si fa camminando. Per noi è stato così. Ma anche questo va sperimentato.

don

 

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