QUARESIMA FRUTTUOSA

pochi ma sostanziosi contributi offerti a commento
del post precedente, spingono a soffermarci sul
bisogno, ma potremmo tranquillamente dire sul
dovere di renderla fruttuosa. Una contemplazione
che non diventi azione, esterna o anche
semplicemente interiore che comporti la
conversione del cuore, dev’essere considerata
sterile e in certo senso anche inutile.
Il tentativo di tutti mi sembra sia stato quello
di “portare a concretezza” il mistero contemplato.
Senza questo lavoro l’eucaristia non avrebbe
raggiunto lo scopo per il quale Gesù prima di
morire ci ha fatto questo dono. Per questo
voglio riprendere l’augurio di Rosaria, precisa
nell’invitare a fare sì che “il digiuno quaresimale
sia innanzitutto 'rifiuto' dell'odio, della violenza,
del rancore e della falsità”; il suggerimento di
Anna per la quale l’Amen detto davanti
all’Eucaristia che il sacerdote presenta come
cibo dev’essere visto come “impegno a vivere
nell'amore fraterno, costi quel che costi”; il
proposito di Roberta la quale, vincendo il
sonno e l’indifferenza, manifesta la sua decisione
di “alzarsi e tornare al Padre per rimanere tra le
sue braccia a contemplare il suo amore”; lo
stupore di Pietro davanti ai ricordi dell’infanzia,
che però si trasforma presto nell’impegno “di
tramutare negli atti concreti e coerenti degli adulti,
la gioia incontenibile dell’essere amati oltre ogni
limite”.
È una sintesi stringata, ma potrà risultare utile per
non sciupare i giorni che rimangono. Tutti d’accordo?
Di sicuro lo sarà Gigi il quale, pur essendosi già
pronunciato in anticipo dicendo: “Sono d'accordo.
In Cristo che muore e risorge tutto si deve
contemplare”, aggiunge: “La sua vita data per noi
ci deve spingere continuamente a dare la nostra a lui”.
È tutto, ma di sicuro anche lui troverà ancora
qualcosa da dire e soprattutto da fare. don
L' OASI รจ una VOCAZIONE

Ciao a tutti.
Dopo le linee generali, il cammino vocazionale ora si apre per la via della concretezza.
Abbiamo la convinzione che non esiste amore astratto. L’amore è storia, è relazione, è dono, accoglienza e risposta; è, ancora più in particolare, una/quella determinata risposta.
A un dono di amore non si può non rispondere con l’amore. Tanto più quando esso si presenta e lo si avverte come una vocazione.
L’Oasi -ripetiamo spesso tra noi- è una vocazione. Più andiamo avanti e più scopriamo che si tratta di una vocazione di amore: una chiamata ad amare, perché altro non è che la risposta di amore concreto all’amore ricevuto in dono.
Ripetiamo spesso tra noi che "Nulla è estraneo all’Oasi perché nulla è estraneo all’amore". È una delle intuizioni più concrete e anche una delle scelte più difficili, perché l’amore quando è vero non solo non è "banale", ma difficilmente si lascia mettere in riga. Perché, o si ama (nel senso che "si vive l’amore") e il cuore si allarga, la vita si impegna, le mani si "sporcano"... oppure si parla di amore, si fanno poesie, si scrivono canzoni ma i cuori non si scaldano perché l’amore non c’è.
In un contesto vocazionale dobbiamo ricordare che l’Oasi è una esperienza che abbiamo accolto come dono di Dio, frutto di ispirazione dello Spirito, per mettere la nostra vita, il nostro tempo, le nostre capacità a servizio dell’Amore; perché amare è servire e lo è nelle forme più concrete. Fossero anche le più umili e nascoste. Il mondo dell’amore, fosse anche negli ambiti più ristretti, è grandissimo perché coinvolge ed abbraccia il cuore che, quando ama veramente, è senza confini. Tante volte ha solo bisogno di essere illuminato ed aiutato. Ecco, l’Oasi è anche questo. Persone concrete che si donano donando tempo, capacità, attenzione, sorriso…quanto da Dio hanno ricevuto, in risposta a una specifica chiamata.
Qual è, allora, la chiamata all’Oasi? In generale lo abbiamo già detto: è chiamata ad incarnare l’amore. Ma in concreto?
L’Oasi -e quanti in essa si sentono chiamati- desidera farlo con una disponibilità ed un servizio specifico all’uomo e in particolare alla sua dimensione spirituale (senza, naturalmente, trascurare i bisogni materiali) offrendosi come riferimento per la realizzazione di uno sviluppo armonioso del duplice livello (spirituale e materiale), con una attenzione alla pagina evangelica di Cana e in particolare all’atteggiamento dei servi che da Maria si lasciano mettere pronti a fare quello che Gesù chiede loro, e lo fanno fino in fondo.
Credere e affermare che l’Oasi è una vocazione, vuol dire -lo dico per me- lasciarmi interrogare, mettermi in ascolto del Signore che mi parla, cercare -al di là della struttura e dei limiti delle singole persone- la volontà del Signore per me, spendermi in un servizio che trova la sua forza e le sue radici nella parola e nell’esempio di Gesù, grazie alla mediazione di Maria.
So che è difficile voler dire in poche parole pensieri e concetti che impegnano una vita; così pure penso sia difficile riuscire a capire un progetto senza vederlo attuato. Ma qui non si tratta di andare a cercare lontano l’attuazione. Ci siamo dentro, e per quanto possa essere limitata, la testimonianza è sotto lo sguardo di tutti, settimana dopo settimana e, se volete, giorno dopo giorno. Per chi vuole, si tratta soltanto di prendere qualche contatto e iniziare da una maggiore conoscenza. Perché se l’Oasi è una vocazione, è un cammino e l’esperienza ci ha insegnato che il cammino si fa camminando. Per noi è stato così. Ma anche questo va sperimentato.
don



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