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DI CONTEMPLAZIONE IN CONTEMPLAZIONE

di Don (16/03/2007 - 15:39)

Procedendo al passo con il cammino della Chiesa, mi viene da sottolineare il fatto che, in questo tempo quaresimale, siamo invitati a passare di contemplazione in contemplazione.

Abbiamo appena cominciato -su invito del Pontefice nel suo messaggio per la Quaresima-   a contemplare il Crocifisso, che  già lo stesso Benedetto XVI ci spalanca davanti un altro quadro, quello eucaristico.

Uso la parola “contemplare”, anche se non esplicitamente menzionata, perché questo mi sembra possa essere l’atteggiamento giusto da assumere durante la lettura, personale o comunitaria, del testo offertoci dal Papa nella recente lettera sull’Eucaristia, intitolata “Sacramentum Caritatis”. Qui la parola  contemplazione viene suggerita, oltre che dall’argomento stesso, quello dell’Eucaristia -che di per sé è un sacramento tutto da gustare-, da una parola ricorrente nel titolo dei tre capitoli nei quali la lettera del Papa è suddivisa. La parola in questione è, appunto, la parola “mistero”; e i tre capitoli presentano l’Eucaristia come “mistero da credere”, “mistero da celebrare” e “mistero da vivere”.

C’è da sottolineare, però, che la parola contemplazione non va intesa come un semplice sostare passivi -come può succedere talvolta davanti a un bel tramonto oppure a un’opera d’arte- ma piuttosto come un lavorare attivamente con la mente e con il cuore per fare spazio interiore all’oggetto che si contempla e lasciarselo scendere nella pelle e “nel sangue” fino a renderlo capace di mettere energia nuova nella nostre vene per impegnare la vita in azioni di amore concreto.

Del resto, che quaresima sarebbe quella di chi si limita ad un digiuno semplice espressione di inoperosità, inerzia e oziosità, quando addirittura non ci si lascia condurre da ben altre finalità?

Il digiuno quaresimale -per limitarci ad esso- dev’essere un digiuno “fruttuoso” che ha il potere di trasformare in amore anche l’atto di non assumere cibo, come qualsiasi altra rinuncia.

Se così stanno le cose, la conclusione è presto tratta: contemplare sì, ma per andare oltre. Davanti al Crocifisso come pure davanti all’Eucaristia.

Dove può e deve portare la scelta di una simile contemplazione?

don

Clicca qui' di seguito per l'esortazione: Sacramentum Caritatis.

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/apost_exhortations/documents/hf_ben-xvi_exh_20070222_sacramentum-caritatis_it.html

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NATALE.Tempo di contemplazione.

di Don (29/12/2006 - 01:41)

Ciao a tutti

 

 

 

Natale è tempo di contemplazione. Non è una definizione completa, ma di sicuro è corretta. So bene, infatti, che Natale non è soltanto questo; ma se proviamo ad esercitarci in tal senso, ci accorgeremo presto che la contemplazione a Natale la fa da padrona. Cattura gli occhi, ristora la mente e allarga il cuore.

Lasciamoci accompagnare dai pastori che nella notte santa si recano a Betlemme e si prostrano in adorazione davanti alla scena che viene ripetuta ogni anno in tanti nostri presepi. Ma lasciamoci guidare soprattutto dalla testimonianza silenziosa di Maria e Giuseppe, i primi adoratori del Figlio di Dio fatto carne. I primi ad interrogarsi e a coltivare nel cuore, meditandoli, gli avvenimenti di quei giorni.

Favoriti dai presepi, che in questi giorni possiamo ammirare ovunque, proviamo a passare un pò di tempo in preghiera silenziosa, lasciandoci provocare dal messaggio che scaturisce dal mistero del Natale.

 

Facciamo in modo che, più che delle richieste, possiamo presentare a Dio la nostra ammirazione e il nostro stupore, insieme alla nostra sempre più piena disponibilità ai suoi progetti. In silenzio e con tanta consolazione nel cuore. Scrivendo qualcosa per farne dono agli amici.

Se può essere di aiuto, condivido con voi il pensiero inviato come augurio nel Natale di quest’anno.

 

 

Natale 2006

 

 

 

 

È fisso sul Figlio

         lo sguardo

         dei pastori adoranti.

 

 

Qualcuno stupito

         osserva la Madre

         che dentro il suo cuore

         contempla

         e adora il mistero…

 

 

E intanto

         ‘espone’ il Bambino.

         È suo.

         È di Dio.

         È di tutti.

                              don

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