QUARESIMA FRUTTUOSA

pochi ma sostanziosi contributi offerti a commento
del post precedente, spingono a soffermarci sul
bisogno, ma potremmo tranquillamente dire sul
dovere di renderla fruttuosa. Una contemplazione
che non diventi azione, esterna o anche
semplicemente interiore che comporti la
conversione del cuore, dev’essere considerata
sterile e in certo senso anche inutile.
Il tentativo di tutti mi sembra sia stato quello
di “portare a concretezza” il mistero contemplato.
Senza questo lavoro l’eucaristia non avrebbe
raggiunto lo scopo per il quale Gesù prima di
morire ci ha fatto questo dono. Per questo
voglio riprendere l’augurio di Rosaria, precisa
nell’invitare a fare sì che “il digiuno quaresimale
sia innanzitutto 'rifiuto' dell'odio, della violenza,
del rancore e della falsità”; il suggerimento di
Anna per la quale l’Amen detto davanti
all’Eucaristia che il sacerdote presenta come
cibo dev’essere visto come “impegno a vivere
nell'amore fraterno, costi quel che costi”; il
proposito di Roberta la quale, vincendo il
sonno e l’indifferenza, manifesta la sua decisione
di “alzarsi e tornare al Padre per rimanere tra le
sue braccia a contemplare il suo amore”; lo
stupore di Pietro davanti ai ricordi dell’infanzia,
che però si trasforma presto nell’impegno “di
tramutare negli atti concreti e coerenti degli adulti,
la gioia incontenibile dell’essere amati oltre ogni
limite”.
È una sintesi stringata, ma potrà risultare utile per
non sciupare i giorni che rimangono. Tutti d’accordo?
Di sicuro lo sarà Gigi il quale, pur essendosi già
pronunciato in anticipo dicendo: “Sono d'accordo.
In Cristo che muore e risorge tutto si deve
contemplare”, aggiunge: “La sua vita data per noi
ci deve spingere continuamente a dare la nostra a lui”.
È tutto, ma di sicuro anche lui troverà ancora
qualcosa da dire e soprattutto da fare. don
DI CONTEMPLAZIONE IN CONTEMPLAZIONE

Procedendo al passo con il cammino della Chiesa, mi viene da sottolineare il fatto che, in questo tempo quaresimale, siamo invitati a passare di contemplazione in contemplazione.
Abbiamo appena cominciato -su invito del Pontefice nel suo messaggio per
Uso la parola “contemplare”, anche se non esplicitamente menzionata, perché questo mi sembra possa essere l’atteggiamento giusto da assumere durante la lettura, personale o comunitaria, del testo offertoci dal Papa nella recente lettera sull’Eucaristia, intitolata “Sacramentum Caritatis”. Qui la parola contemplazione viene suggerita, oltre che dall’argomento stesso, quello dell’Eucaristia -che di per sé è un sacramento tutto da gustare-, da una parola ricorrente nel titolo dei tre capitoli nei quali la lettera del Papa è suddivisa. La parola in questione è, appunto, la parola “mistero”; e i tre capitoli presentano l’Eucaristia come “mistero da credere”, “mistero da celebrare” e “mistero da vivere”.
C’è da sottolineare, però, che la parola contemplazione non va intesa come un semplice sostare passivi -come può succedere talvolta davanti a un bel tramonto oppure a un’opera d’arte- ma piuttosto come un lavorare attivamente con la mente e con il cuore per fare spazio interiore all’oggetto che si contempla e lasciarselo scendere nella pelle e “nel sangue” fino a renderlo capace di mettere energia nuova nella nostre vene per impegnare la vita in azioni di amore concreto.
Del resto, che quaresima sarebbe quella di chi si limita ad un digiuno semplice espressione di inoperosità, inerzia e oziosità, quando addirittura non ci si lascia condurre da ben altre finalità?
Il digiuno quaresimale -per limitarci ad esso- dev’essere un digiuno “fruttuoso” che ha il potere di trasformare in amore anche l’atto di non assumere cibo, come qualsiasi altra rinuncia.
Se così stanno le cose, la conclusione è presto tratta: contemplare sì, ma per andare oltre. Davanti al Crocifisso come pure davanti all’Eucaristia.
Dove può e deve portare la scelta di una simile contemplazione?
don
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