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PAPA BENEDETTO vogliamo dirti GRAZIE

di Don (29/04/2007 - 13:41)


Da più parti, e sempre più frequentemente, ci giunge la segnalazione della difficoltà ad inserire commenti nel nostro blog; a volte bisogna provare e riprovare tante volte e si finisce per scoraggiarsi e abbandonare l’impresa; naturalmente con tanto dispiacere perché il commento che era venuto quasi spontaneo alla lettura del tema proposto nel frattempo è andato perduto. Abbiamo anche consigliato per ovviare a ciò di scrivere e salvare a parte il commento e poi incollarlo con il copia incolla nello spazio previsto; ma anche in questo caso non sempre risulta facile farlo partire.

Avrete notato invece con quanta facilità - e mi auguro che lo abbiano fatto in tanti - sia stato possibile inviare gli auguri al Papa servendosi del link che avete trovato sotto il nostro ultimo post. È anche un po’ per questo che lo abbiamo lasciato per un tempo doppio del solito (due settimane), perché chi volesse potesse approfittarne.

A seguito delle vostre segnalazioni, ma anche della propria esperienza personale, Pietro si è messo alla ricerca di una soluzione – sembra averla trovata e la sta verificando - per rendere più spedita, senza che nessuno si scoraggi, la comunicazione tra di noi. Ma intanto la circostanza mi è stata propizia per soffermarmi ancora su un suggerimento che ci tenga in contatto con il nostro Sommo Pontefice.

Questa volta vogliamo ringraziarlo, e di ragioni ce ne sono tante. Lo facciamo per due in particolare: perché non si stanca di annunciare con coraggio il vangelo e richiamare i valori fondamentali della vita e dell’uomo, stimolando i cristiani alla coerenza e alla testimonianza, e per il bel dono del suo libro su Gesù di Nazaret che potrà risultare un ottimo contributo non semplicemente per uno studio ma ancor più per un incontro con il Dio fatto uomo - questo il dichiarato intento del Papa che non vuole imporre il proprio pensiero né proporlo con autorità ministeriale.

Ascoltiamo il suo umile proporsi in un passaggio tratto dalla introduzione: “Non ho di sicuro bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del  ‘volto del Signore’ (cfr. Sal 27,8). Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell’anticipo di simpatia senza il quale non c’è alcuna comprensione” (Introduz. Pag 20).

Chissà che proprio questa lettura non ci aiuti a intraprendere un approfondimento personale -come lui ha fatto- delle fonti bibliche a nostra disposizione?

Intanto facciamogli giungere il nostro grazie. Attraverso la preghiera per lui e accompagnandolo nel suo prossimo viaggio in Brasile, ma anche scrivendogli servendoci dello stesso link usato per inviargli gli auguri per i suoi 80 anni.

don

 

CLICK sul link che segue per far pervenire il vostro augurio direttamente al santo padre(sito vaticano): http://isidoro.vatican.va/auguri/auguri.php?lingua=it

 

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L' OASI รจ una VOCAZIONE

di Don (02/02/2007 - 11:08)

 

Ciao a tutti.

Dopo le linee generali, il cammino vocazionale ora si apre per la via della concretezza.

Abbiamo la convinzione che non esiste amore astratto. L’amore è storia, è relazione, è dono, accoglienza e risposta; è, ancora più in particolare, una/quella determinata risposta.

A un dono di amore non si può non rispondere con l’amore. Tanto più quando esso si presenta e lo si avverte come una vocazione.

L’Oasi -ripetiamo spesso tra noi- è una vocazione. Più andiamo avanti e più scopriamo che si tratta di una vocazione di amore: una chiamata ad amare, perché altro non è che la risposta di amore concreto all’amore ricevuto in dono.

Ripetiamo spesso tra noi che "Nulla è estraneo all’Oasi perché nulla è estraneo all’amore". È una delle intuizioni più concrete e anche una delle scelte più difficili, perché l’amore quando è vero non solo non è "banale", ma difficilmente si lascia mettere in riga. Perché, o si ama (nel senso che "si vive l’amore") e il cuore si allarga, la vita si impegna, le mani si "sporcano"... oppure si parla di amore, si fanno poesie, si scrivono canzoni ma i cuori non si scaldano perché l’amore non c’è.

In un contesto vocazionale dobbiamo ricordare che l’Oasi è una esperienza che abbiamo accolto come dono di Dio, frutto di ispirazione dello Spirito, per mettere la nostra vita, il nostro tempo, le nostre capacità a servizio dell’Amore; perché amare è servire e lo è nelle forme più concrete. Fossero anche le più umili e nascoste. Il mondo dell’amore, fosse anche negli ambiti più ristretti, è grandissimo perché coinvolge ed abbraccia il cuore che, quando ama veramente, è senza confini. Tante volte ha solo bisogno di essere illuminato ed aiutato. Ecco, l’Oasi è anche questo. Persone concrete che si donano donando tempo, capacità, attenzione, sorriso…quanto da Dio hanno ricevuto, in risposta a una specifica chiamata.

Qual è, allora, la chiamata all’Oasi? In generale lo abbiamo già detto: è chiamata ad incarnare l’amore. Ma in concreto?

L’Oasi -e quanti in essa si sentono chiamati- desidera farlo con una disponibilità ed un servizio specifico all’uomo e in particolare alla sua dimensione spirituale (senza, naturalmente, trascurare i bisogni materiali) offrendosi come riferimento per la realizzazione di uno sviluppo armonioso del duplice livello (spirituale e materiale), con una attenzione alla pagina evangelica di Cana e in particolare all’atteggiamento dei servi che da Maria si lasciano mettere pronti a fare quello che Gesù chiede loro, e lo fanno fino in fondo.

Credere e affermare che l’Oasi è una vocazione, vuol dire -lo dico per me- lasciarmi interrogare, mettermi in ascolto del Signore che mi parla, cercare -al di là della struttura e dei limiti delle singole persone- la volontà del Signore per me, spendermi in un servizio che trova la sua forza e le sue radici nella parola e nell’esempio di Gesù, grazie alla mediazione di Maria.

So che è difficile voler dire in poche parole pensieri e concetti che impegnano una vita; così pure penso sia difficile riuscire a capire un progetto senza vederlo attuato. Ma qui non si tratta di andare a cercare lontano l’attuazione. Ci siamo dentro, e per quanto possa essere limitata, la testimonianza è sotto lo sguardo di tutti, settimana dopo settimana e, se volete, giorno dopo giorno. Per chi vuole, si tratta soltanto di prendere qualche contatto e iniziare da una maggiore conoscenza. Perché se l’Oasi è una vocazione, è un cammino e l’esperienza ci ha insegnato che il cammino si fa camminando. Per noi è stato così. Ma anche questo va sperimentato.

don

 

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